Ultimo aggiornamento  25 agosto 2019 07:37

ACI-Istat: incidenti in calo, ma pagano sempre i più deboli.

Redazione ·

Ancora una volta numeri da bollettino di guerra sulle nostre strade. Stando ai dati definitivi sull'andamento dei sinistri registrati da ACI-Istat, nel 2018 ci sono stati 3.325 morti, 172.344 incidenti e 242.621 feriti.

Si tratta di un trend in calo, rispettivamente dell'1,6, 1,5 e 1,7% rispetto al 2017, ma è ancora troppo poco. Con questi numeri, oltre all'altissimo costo umano e sociale che continuiamo a pagare, sarà praticamente impossibile raggiungere l'obiettivo europeo di abbattere del 50% il totale delle vittime entro il 2020, cioè l'anno prossimo.

Giovani e anziani nel mirino

Il dato più preoccupante è che a farne le spese sono ancora una volta i più deboli, circa la metà delle persone decedute l'anno scorso sulle nostre strade rientra in questa categoria. I più colpiti in assoluto sono giovani, nella fascia d'età 15-19 anni (+25,4% del totale), anziani tra i 70 e i 74 anni (+22%), scooteristi (+17,4%) e pedoni (+1,5%).

Consola, in parte, il fatto che si siano ridotte le vittime tra gli altri utenti vulnerabili, i bambini innanzitutto (tra 0 e 14 anni ne sono morti 9 in meno, una riduzione pari a circa il 21% rispetto all'anno precedente), a seguire i ciclisti (-13,8%) e i motociclisti (-6,8%). In calo anche i morti tra chi viaggia in auto, conducenti e passeggeri: nel 2018, le vittime sono diminuite di 3 punti percentuali.

Resta altissimo il costo sociale, oltre ovviamente a quello umano: 1% del nostro Pil (Prodotto interno lordo) stimato l'anno scorso in 1.753 miliardi di euro. 

La colpa: spericolati e distratti

Sotto accusa, tra i comportamenti più pericolosi, restano la distrazione dovuta soprattutto all'uso sconsiderato del cellulare (non a caso in Parlamento si sta valutando la possibilità di applicare il ritiro della patente per questa violazione), la mancata precedenza (specialmente il passaggio col rosso) e la velocità elevata: nel 40,8% dei casi gli incidenti sono riconducibili ad almeno uno di questi fattori.

Da non trascurare anche altre mancanze molto diffuse tra gli italiani sulla strada: non rispettare la distanza di sicurezza (20.443 incidenti, 9,2%), effettuare manovre irregolari, tipo sorpasso a destra o procedere contromano (15.192, 6,9%), non rallentare o fermarsi al passaggio di un pedone o comportamento scorretto da parte dello stesso pedone come non rispettare l'alt al semaforo (rispettivamente 7.243 e 7.021 casi, il 3,3% e 3,2% sul totale delle cause). Molte responsabilità sono da imputare anche a enti e amministratori locali: tra le principali cause d'incidente c'è la presenza di buche o altri ostacoli sull'asfalto (6.753, 3,1%).

Autostrade pericolose

In controtendenza rispetto al passato, nel 2018 diminuiscono i sinistri mortali in città (-4,4% le persone decedute) e lungo la viabilità extraurbana (-1,2%) ma aumentano le vittime in autostrada (+10,5% considerando anche la tragedia del crollo del ponte Morandi).

Estate rovente

Agosto resta il mese più pericoloso dell'anno (rapporto vittime/incidenti): nel 2018 si sono contati 2,7 morti ogni 100 sinistri. Giugno e luglio, invece, sono ancora una volta i mesi durante i quali si verifica la maggiore quantità d'incidenti rispetto al resto dell'anno: rispettivamente, 16.755 e 16.856 sinistri. Viceversa, gennaio e febbraio si confermano i più tranquilli sulle strade. Per quanto riguardo le ore della giornata, è di notte che si rischia di più, soprattutto tra le 22 e le 6 del mattino.

Multe, e controlli, in calo

Un ultimo dato sull'andamento delle multe: nel 2018 sono diminuite del 4,4% le sanzioni comminate per violazioni al Codice della strada, ma secondo ACI-Istat il dato è dovuto in parte a un calo generale dei controlli da parte delle forze dell'ordine. Ciò detto, le contravvenzioni più frequenti sono state per velocità oltre i limiti, non rispetto della segnaletica (tipo lo stop), mancato uso delle cinture e dei seggiolini per bambini, uso improprio del cellulare.

Sticchi Damiani: a scuola di sicurezza

"Purtroppo, rispetto allo scorso anno registriamo un aumento delle vittime delle categorie vulnerabili, in particolare tra i pedoni", dichiara Angelo Sticchi Damianipresidente dell’Automobile Club d’Italia, "inoltre, la riduzione media annua dei morti sulle strade del nostro Paese, pari a 2,6% nel periodo 2010-2018, è inferiore a quanto stimato per l'obiettivo europeo, ormai irraggiungibile, di dimezzare il numero dei decessi per incidente stradale entro il 2020". 

"La sicurezza deve tornare ad essere una priorità", sottolinea il presidente ACI, "sono necessari, da subito, corsi di aggiornamento o di guida sicura riservati ai conducenti, perché, se da una parte l’età delle vittime è aumentata, dall’altra i giovani si confermano la categoria più a rischio. E’ fondamentale, infine, una maggiore attività di controllo".

Blangiardo: big data in aiuto

"Il quadro dell’incidentalità stradale negli anni recenti riflette una diffusa situazione di stagnazione, con un arresto nei guadagni in termini di vite umane", afferma Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat, "per monitorare il fenomeno e fornire un utile supporto alle decisioni, sarà necessario intensificare gli sforzi, anche in vista dei nuovi target per la sicurezza stradale previsti nell'agenda 2030. Gli obiettivi saranno basati su indicatori di prestazione riferiti a diversi ambiti, tra i quali velocità, infrastrutture, uso dei sistemi di protezione e distrazione alla guida".

"Per venire incontro alle esigenze informative future", conclude Blangiardo, "l'offerta di dati e strumenti di analisi dell'Istat è stata arricchita anche dalla nuova frontiera delle statistiche sperimentali; di recente pubblicazione sono i nuovi indicatori di incidentalità stradale basati sull’utilizzo di big data".    

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