Ultimo aggiornamento  25 agosto 2019 07:25

Marchionne, il libro della giungla.

Francesco Paternò ·

In occasione del primo anniversario della morte di Sergio Marchionne, riproponiamo l'articolo pubblicato sul numero 30 de l'Automobile che racconta uno dei libri dedicati al manager italo-canadese.


Si definisce un “sopravvissuto”, come la Fiat che ha salvato, e per questo sembra avere un sesto senso con cui fiuta il tempo che cambia, si muove in anticipo, si getta sulle possibili prede in difficoltà prima degli altri. Un istinto di sopravvivenza che diventa il suo modus operandi nei 14 anni di potere assoluto prima in Fiat dal 1 giugno 2004 e poi in Fiat Chrysler dal 2009. Questo e altro lo si trova in “Sergio Marchionne”, il libro di Tommaso Ebhardt, giornalista di Bloomberg, per dieci anni a seguire il manager e oggi a capo dell’ufficio italiano. Una sorta di libro della giungla, luogo di business feroce dove Marchionne dimostra di sapersi muovere meglio di altri. Subendo anche ferite e sconfitte, alcune delle quali avrebbero però meritato una lettura critica e non la sola cronaca. 
È un libro di fatti noti e di alcuni inediti, come l’idea di Marchionne di creare un proprio fondo d’investimento quando avrebbe lasciato la guida di Fiat Chrysler, uscita di scena prevista per la primavera del 2019 se non fosse improvvisamente morto il 25 luglio 2018. Nelle pagine non c’è traccia di attriti nei rapporti con John Elkann, meno che mai sulla questione Ferrari, si parla di “rimozione” dopo la scomparsa ma il tema non viene sviluppato. Ricorrono ricordi e umori dell’uomo Marchionne che hanno contribuito a renderlo personaggio assoluto. Da una frequentazione costante fatta non solo di incontri on e off come si dice, cioè interviste autorizzate e colloqui senza un seguito pubblico, viene fuori per esempio l’uso totalizzante che il manager fa di WhatsApp. Sistema con cui Marchionne “governa” e dialoga con i suoi interlocutori da ogni angolo del globo, spesso limitandosi a un “ok” o un “k” oppure con un “BS”, “bullshit”, stronzata, equivalente a un no che tronca qualsiasi discussione. C’è anche un capitolo dedicato a una cena a casa Marchionne in Michigan alla presenza della sua compagna, dove pubblico e privato vengono alternati con tatto.

Citando Montesquieu

“I leoni hanno una grande forza, ma sarebbe inutile, se la natura non avesse dato loro gli occhi”. La citazione di Montesquieu viene inserita dal manager in un documento di bilancio Fiat del 2008, mentre sta preparando la conquista di Chrysler, il suo vero capolavoro. Al leone non riescono tutte le zampate. Oltre alla mancata acquisizione di Opel, la più deludente per lui è il no alla proposta di fusione che riceve dalla Gm nel 2015. Sul  clamoroso diniego dell’amministratore delegato Mary Barra, l’autore rivela un inedito: Marchionne era pronto a una scalata ostile con in tasca una linea di credito di 60 miliardi di euro da parte di una banca europea – la chiama “Operazione Cylinder”. Viene fermato da Washington e da un azionista di peso di Gm come Warren Buffet. Mary non si tocca, il leone deve girare al largo. Ma siamo nella giungla e quando il gruppo Volkswagen sprofonda nello scandalo del dieselgate, Marchionne progetta l’“Operazione Wulf”. Altro inedito: ai tedeschi che negli anni passati avrebbero voluto sfilargli l’Alfa Romeo, propone nientemeno di tirar fuori lui Volkswagen dal disastro integrandola con Fiat Chrysler. Riceve un “nein”, senza “danke”. Ma l’idea è la solita: i grandi guai degli altri sono la grande opportunità. Il suo manuale di sopravvivenza.


Sergio Marchionne
Tommaso Ebhardt
[Sperling & Kupfer] 
euro 17,90

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