Ultimo aggiornamento  28 novembre 2021 18:35

Che Tipo Montalbano.

Massimo Tiberi ·

Andrea Camilleri, lo scrittore scomparso il 17 luglio all’età di 93 anni, va ricordato per tutta la sua opera e per il suo impegno civile. Noi, che ci occupiamo di automobili e di mobilità, lo vogliamo salutare attraverso la sua creatura più nota, il commissario Montalbano, al volante di un’auto italiana.

Non è Bond e non è Bullitt, non guida Aston Martin o Mustang. E non è neppure il tenente Colombo con la sua anzianotta Peugeot 403 Cabriolet, in fondo un po’ snob. Salvo Montalbano è un antieroe, un italiano dai saldi principi, intelligente, determinato e democratico. La sua auto è una, attempata ma in ordine Fiat Tipo, vettura che, tra la fine degli anni Ottanta e la metà dei Novanta, ha rappresentato il modello di fascia media per antonomasia del nostro mercato, in continuità con 1100, 128 e Ritmo, auto dai grandi numeri produttivi e apprezzate da una clientela che chiedeva più spazio per la famiglia, prestazioni ed equipaggiamenti superiori rispetto alle più popolari utilitarie.

Un'auto normale

Montalbano non va veloce, non apprezza troppo le Alfa Romeo delle quali un commissario di polizia potrebbe comunque disporre e invita i colleghi al volante a non spingere mai troppo sull’acceleratore. Del resto, la sua Tipo è una versione normale della berlina Fiat, che pure nel tempo verrà offerta anche in allestimenti sportivi con motori fino a due litri e 145 cavalli e vanterà perfino sigle come GT.

Salvo si accontenta di una Digit prima serie, la variante con strumentazione digitale, una rarità all’epoca, che poteva montare tranquilli quattro cilindri a benzina e a gasolio da 1.100 a 1.900 per potenze da 58 a 90 cavalli.

Spazio per tutti

D’altra parte, la compatta cinque porte Fiat (con la seconda generazione anche a tre) non giocava le sue carte sulle emozioni o su uno stile aggressivo, quanto piuttosto sullo spazio per passeggeri e bagagli, allora ai vertici della categoria, e su prerogative come le sospensioni tutte a ruote indipendenti, per comfort e comportamento su strada fra i migliori nell’affollatissimo panorama della concorrenza.

Nel mirino c’era naturalmente la Volkswagen Golf, nei confronti della quale la Tipo poteva vantare non pochi assi nella manica, penalizzata però sul fronte della qualità, non all’altezza della tedesca, nonostante la scocca zincata, e che scontò l’estesa automazione dei processi produttivi, ancora non perfettamente messi a punto.

La valida base tecnica del modello sarà comunque utilizzata per vetture di gamma superiore, come la Fiat Tempra e la Lancia Dedra, quest’ultima in particolare senza troppi complessi d’inferiorità in materia di finiture e dotazioni, estendendosi alle Alfa Romeo, comprese Spider e Coupé Gtv.

Grazie a Camilleri

Uscita di scena nel 1995 dopo quasi due milioni di unità costruite, la Tipo, una volta presenza evidente sulle strade italiane e non solo, deve a Montalbano un bel riconoscimento. E anche la nuova berlina e wagon, prodotte in Turchia con lo stesso nome, in fondo possono dire un loro grazie al personaggio creato da Andrea Camilleri.

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