Ultimo aggiornamento  12 dicembre 2019 12:10

Renault Floride, scoperta storica.

Massimo Tiberi ·

I francesi nelle auto amano in modo particolare il comfort, che non deve mai venire meno neppure quando si tratta di sportive. Anche nel caso dei modelli “scoperti”, le preferenze dei clienti transalpini sono sempre andate quindi alle più spaziose e comode cabriolet piuttosto che alle dure e pure spider e i costruttori nazionali si sono adeguati,  seguendo la strada delle derivate da berline di gran serie senza dare troppo peso all’aumento delle prestazioni e alla guida dinamica.

Testimonial indimenticabile

Nel ristretto panorama d’oltralpe della produzione di vetture a “cielo aperto” una discreta notorietà internazionale, se non altro per la presenza di una testimonial come Brigitte Bardot, hanno avuto le Renault Floride e Caravelle, in scena nel decennio 1958-1968.

Voluta da Pierre Dreyfus, a capo della Régie Nationale, per estendere la gamma della utilitaria Dauphine del 1956 con uno sguardo ambizioso al mercato USA, la Floride è un parto travagliato per quanto riguarda lo stile, che vede coinvolte le prestigiose firme italiane Ghia e Frua, protagoniste poi di un infinito contenzioso di paternità con strascichi legali, e lo statunitense Virgil Exner Jr., figlio del celebre designer delle Chrysler di allora.

Pinne in evidenza

Comunque, dopo una discussa anteprima a Ginevra, la vettura debutta al Salone di Parigi nelle versioni cabriolet e coupé, dai tratti americaneggianti con in evidenza le pinne posteriori e abbondanza di cromature. Piattaforma e meccanica sono quelle della Dauphine, secondo lo schema a motore posteriore, sospensioni indipendenti e un quattro cilindri  di appena 845 centimetri cubi a fronte di una carrozzeria dalle dimensioni tutt’altro che contenute (lunghezza oltre 4,20 metri).

La potenza di 38 cavalli, il cambio a tre marce con prima non sincronizzata e i freni a tamburo non classificano certo la cabriolet francese fra le sportive di razza (la velocità massima è di 125 chilometri orari), ma l’obiettivo comfort è raggiunto e i due vani bagagliaio (si sfrutta anche lo spazio dietro i sedili anteriori) offrono buona capienza. Già alla fine del 1959 la Floride “scoperta” diventa due posti più due, accentuando la sua vocazione, mentre negli Stati Uniti, dove peraltro le vendite sono modeste, viene utilizzato il nome Caravelle.

La coupé diventa Caravelle

Un deciso passo avanti nel 1962 con la Floride S, che monta il motore da un litro della Renault 8, decisamente più brillante e abbinato ad un cambio a quattro marce, mentre l’impianto frenante può vantare quattro dischi, una prerogativa all’epoca.

La versione coupé adotta il nome Caravelle che, nel 1963, verrà esteso a tutta la gamma, ora imparentata tecnicamente con la R8, aggiornata nell’estetica, migliorata negli allestimenti meno utilitari e con cilindrata portata fino a 1.100 per una potenza che salirà a 51 cavalli grazie ad un carburatore doppio corpo (punta velocistica 145 chilometri orari). Interventi però non sufficienti a dare risalto veramente sportivo ad un’auto tra l’altro non troppo economica: in Italia, alla metà degli anni Sessanta, costa un milione e mezzo di lire, al livello ad esempio di una assai più coinvolgente Fiat 124 Spider Pininfarina.

La produzione complessiva di Floride e Caravelle termina nel 1968 dopo circa 117mila unità costruite, considerando anche i modelli “coperti”, e Renault tornerà sul tema soltanto nel 1971 con le coupé 15 e 17, derivate dalla berlina R12 a trazione anteriore.

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