Ultimo aggiornamento  06 dicembre 2019 13:59

La visione di Iacocca.

Edoardo Nastri ·

Lee Iacocca, uno dei più grandi manager del mondo dell’auto morto martedì 2 luglio all'età di 94 anni, entra in Ford nel 1946 proprio quando il marchio americano ha bisogno di rinnovare la sua gamma prodotti. Dopo aver ricoperto numerosi incarichi sale rapidamente ai vertici dell’azienda per occuparsi di ciò che ha sempre amato fare: marketing e automobili.

All’inizio degli anni ’60 diventa direttore dello sviluppo prodotti Ford e traccia la linea dei modelli che si vedranno fino alla fine degli anni ’70, tutti caratterizzati da tre denominatori comuni: innovazione, stile ricercato e prezzi accessibili. Secondo Iacocca, Ford doveva mostrarsi al mondo con una vettura che attirasse gli sguardi per iniziare un processo di cambiamento. Il risultato fu la Mustang: auto immortale e “instant icon” come l’ha definita nel 2014 Bill Ford, il presidente del brand americano, durante la presentazione della sesta generazione.

Ficcanaso nello stile

Quando un manager mette il naso nei progetti stilistici spesso i risultati non sono ottimali, ma non è stato il caso di Lee Iacocca. Fu proprio lui a volere che le lamiere della Lincoln Continental Mark III avessero al centro del posteriore la sagoma di una ruota.

Un elemento di design inusuale e soprattutto non funzionale, dato che la ruota di scorta era posizionata in fondo al bagagliaio, ma che divenne il simbolo del marchio per parecchi anni, così come la griglia a piccoli listelli paralleli e sviluppata verticalmente. “Non siamo stati noi ad avere queste due idee”, ricordano David Ash e Gene Bordinat, allora responsabili del design Ford: “Il merito è da riconoscere a Lee”.

L’economia di scala

Iacocca non si è fermato alle sportive o alle auto di lusso: sotto la sua guida sono state realizzate la Ford Escort e la Mercury Marquis, auto che hanno conquistato la borghesia americana. Il 13 luglio 1978, a seguito di uno scontro con Henry Ford II, viene licenziato in tronco nonostante la compagnia avesse portato a casa ben 2 miliardi di dollari di profitti.

Inizia così la sua carriera in Chrysler che si trovava sull’orlo della bancarotta, ma che Iacocca riesce rapidamente a risanare grazie ad alcuni nuovi progetti pensati negli anni passati in Ford. Il manager aveva capito che le esigenze delle famiglie americane stavano cambiando e voleva puntare su una gamma prodotti più economica e con maggiore spazio a bordo.

Nasce così la piattaforma K-Car, un’unica architettura su cui si potevano realizzare berline compatte, station wagon, coupé, sportive e minivan. Nel 1984 vede la luce Plymouth Voyager e con lei un nuovo segmento di mercato: quello delle monovolume.  

La visione sul futuro

Una delle ultime mosse di Iacocca fu l’acquisizione del gruppo Amc nel 1987, che portò anche Jeep nell'orbita di Chrysler. Il progetto della Grand Cherokee che il manager desiderava a tutti i costi era praticamente ultimato anche se quando fu lanciato Iacocca aveva appena lasciato l’azienda (1992). La vettura da un’ulteriore conferma della sua lungimiranza visto il successo da quel momento in poi dei suv.

Come tutti i grandi manager anche Lee Iacocca ha saputo anticipare il futuro e creare nuovi trend. E chissà quali idee avrebbe avuto oggi sulla guida autonoma e sul domani della mobilità. 

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