Ultimo aggiornamento  14 giugno 2021 08:34

Tesla, dov'è il 5G?

Patrizia Licata ·

Quando si tratta del visionario ed eccentrico patron della Tesla Elon Musk tutto fa notizia: le sue esternazioni ma anche quello che non dice. E all’Autonomy Day, l’evento riservato a analisti e media organizzato a Palo Alto dall’imprenditore americano, la parola non detta è stata ”5G”. Lo standard mobile di nuova generazione, già attivo in alcune grandi città del mondo, Stati Uniti compresi, è considerato una tecnologia chiave per l’auto a guida autonoma perché garantisce comunicazioni velocissime, bassissima latenza e alta affidabilità del segnale. Ma all’Autonomy Day, Musk si è concentrato sull’annuncio di 1 milione di veicoli Tesla che nel 2020 avranno automazione totale (Livello 5) e forniranno un servizio di robotaxi.

Nessuna menzione per la tecnologia di connettività necessaria per lo scambio dei dati sulle mappe, le strade e le condizioni ambientali. Che il patron di Tesla sia per il sistema wifi, alternativa sulla quale altri costruttori stanno puntando a discapito del 5G?

Tesla come Uber (ma senza autista)

Musk ha spiegato che con l’automazione di Livello 5 (quella in cui l’automobile è completamente guidata dai sistemi software) chi possiede una Tesla potrà mettere il suo veicolo a disposizione di altri per un servizio taxi con cui guadagnerà fino a 30mila dollari l’anno. Il servizio si prenoterà tramite una app sullo smartphone e Tesla tratterrà una percentuale del 25-35% sul prezzo (0,18 dollari al miglio). Insomma, l’azienda di Musk diventerà una specie di Uber che fornisce passaggi in macchina sulle Tesla, solo che qui non c’è nessun autista.

Con chi parla l’auto autonoma

Per qualche osservatore di mercato l’assenza di ogni riferimento al 5G per la connettività delle auto-robot è sconcertante. Non tutti, però, concordano. “Musk è un minimalista”, dice per esempio Roger Lanctot di Strategy Analytics: la sua azienda vende automobili, le telecomunicazioni non lo riguardano.

Del resto, alcuni esperti di connettività e le stesse case automobilistiche cominciano a dubitare che l’auto autonoma parlerà necessariamente col 5G. Gruppi come Daimler,  PSA e Ford sono convinti dell’efficacia del nuovo standard, ma per aziende come Volkswagen, Renault e Toyota è meglio usare il wifi. La Commissione e il Parlamento europeo sembrano favorire quest’ultimo sistema: mettendo a confronto la tecnologia ITS-G5, che usa le reti wifi, e lo standard C-V2X, che sfrutta le reti cellulari 5G, Bruxelles ha concluso che la prima è più focalizzata sulla comunicazione tra veicoli e quindi più efficiente nelle comunicazioni tempestive, per esempio per permettere al veicolo di schivare un oggetto in strada o mandare chiamate di emergenza in caso di incidente.

Un annuncio “alla Musk”?

Consapevole della diatriba in corso e soprattutto del fatto che il 5G è diventato un nodo di scontro politico tra Stati Uniti e Cina, Musk ha probabilmente deciso di mettere da parte la connettività e di concentrarsi sul prodotto fornito da Tesla: le auto-robot e un potente microchip (anzi, il più potente al mondo, secondo lui) che Tesla produrrà da sola per alimentare veicoli capaci di raccogliere e elaborare dati in tempo reale.

Per il resto toccherà aspettare il 2020: molti analisti dubitano che Musk possa davvero sfornare in un anno 1 milione di Tesla con automazione di Livello 5 senza ancora aver ottenuto l’autorizzazione del regolatore dei trasporti o chiarito i termini del servizio robotaxi dal punto di vista delle responsabilità penali e del prezzo. Musk però ha garantito: “Non sono sempre puntuale nel fare le cose, ma le faccio”.

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