Ultimo aggiornamento  14 dicembre 2019 12:16

Fiat Chrysler-Renault, che succede adesso.

Francesco Paternò ·

Nel comunicato in cui ha annunciato il ritiro dell’offerta di fusione con Renault e salvo clamorosi ripensamenti, Fiat Chrysler ha già indicato quale strada intraprenderà: “Andremo avanti nell’attuazione di una strategia indipendente”. Che si può tradurre in altre alleanze industriali e non fusioni, alla ricerca di un nuovo equilibrio fra taglio dei costi e condivisione degli oneri di sviluppo. Indispensabili per avere un futuro a fronte dei radicali cambiamenti dell’industria dell’auto globale, fra elettrificazione e guida autonoma. Ma nulla sarà facile per un gruppo che da almeno quattro anni - dalla clamorosa avance di Sergio Marchionne a Gm, rifiutata - è alla ricerca di un partner a tutti i costi.

Dall'Europa agli Stati Uniti

Per Fca, quella degli accordi industriali è una strada obbligata: in Europa, il collasso della trattativa con Renault le dovrebbe precludere simili passi con altri costruttori continentali perché a un tavolo siederebbe in condizioni di debolezza mentre negli Stati Uniti la politica dell’amministrazione Trump vieta l’ingresso di capitali stranieri sgraditi (come quelli cinesi) nell’industria nazionale, di cui Chrysler fa parte insieme a Fiat.

Difficile dire a caldo se il ritiro della proposta di fusione di Fiat Chrysler a Renault possa essere addirittura una estrema mossa negoziale per provare a essere richiamati se e quando Renault e il governo francese dovessero convincere la controllata Nissan a dire sì a una mega fusione. Oppure se la rottura sia definitiva, come sembra, perché la politica francese, politique d’abord, sostanzialmente non ammette dominus esterni per il suo patrimonio industriale, come si può leggere del resto sui libri di storia.

Il che fare con Nissan

Quel che è certo è che, con o senza Fca, Renault dovrà comunque risolvere una volta per tutte cosa fare con Nissan. L’Alliance è nata nel 1999 con l’acquisizione da parte dei piccoli francesi del colosso giapponese sull’orlo della bancarotta (come è stato nel 2009 per Fiat con Chrysler), sotto l’ala protettiva dell’allora presidente Jacques Chirac e con il sì sofferto del governo giapponese. Oggi Nissan ha messo in discussione lo sbilanciamento dei poteri a favore di Renault, facendo saltare il numero uno dell’Alliance Carlos Ghosn con accuse clamorose nel novembre scorso, e si oppone a soluzioni che non le diano parità con i francesi nella gestione del gruppo.

La fusione con Fiat Chrysler, di cui i giapponesi non sono stati informati se non a proposta fatta pubblicamente, ha provocato a Yokohama un nuovo sussulto di indipendenza. Il cerino passa di mano: la domanda, a questo punto, è se Renault sia pronta a liberarsi di Nissan (portando a casa, per altro, miliardi freschi) e poi provare a cercare un nuovo partner. Fca o altri che siano. 

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