Ultimo aggiornamento  19 novembre 2019 21:23

Omega Lotus, la trasformista.

Massimo Tiberi ·

Un pacifico macchinone dall’indole tranquilla trasformato in una delle berline più veloci e aggressive di sempre. Trent’anni fa veniva presentata al Salone di Ginevra la Omega Lotus, frutto dell’insolito matrimonio tra la tendenzialmente “borghese” Opel e la factory britannica mito dell’agonismo automobilistico, entrambe all’epoca appartenenti alla General Motors. L’aspetto sobrio e una meccanica affidabile ma convenzionale sono oggetto di una trasformazione con accenti di radicalità estrema, capace di rendere una vettura, altrimenti votata al comfort, arma letale in grado di confrontarsi, quanto a prestazioni, con il meglio delle granturismo contemporanee.

Look aggressivo

Già l’aspetto esterno è rivisto in chiave molto aggressiva, con spoiler, minigonne, grandi prese d’aria e, in evidenza, i cerchi da 17 pollici per pneumatici anteriori da 235/45 e posteriori da 265/40. Unico il colore della carrozzeria, il classico “British Racing Green”, e migliorato il coefficiente aerodinamico (CX 0,30). All’interno non si trascurano sottolineature da ammiraglia: sedili ad alto contenimento regolabili elettricamente, rivestimenti in pregiata pelle Connolly, tetto apribile e finiture in legno su consolle e fianchetti, mentre lo spazio per i passeggeri resta ottimo e il vano bagagli è sempre capiente.

Ma a stravolgere la personalità della Omega è soprattutto la cura Lotus per quanto riguarda motore e assetti. Il sei cilindri in linea 24 valvole tre litri originario, oggetto di numerosi interventi, sale a 3,6 litri e acquista due turbocompressori Garrett con doppio intercooler e doppio catalizzatore. La potenza di 377 cavalli e la coppia di 570 Nm mettono in ombra rivali come la Lancia Thema 8.32, equipaggiata con un V8 di derivazione Ferrari, la Ford Sierra Cosworth, la Maserati Biturbo 420 o la stessa BMW M5. Le modifiche alle sospensioni, il differenziale autobloccante, i freni a disco con pinze a quattro pompanti e il cambio a sei marce ripreso dalla Chevrolet Corvette ZR1 (sesta di “riposo” per contenere quanto possibile i consumi), fanno da corollario utile a governare una trazione posteriore, dal peso non indifferente (quasi 1.700 chili), che riesce a superare i 280 chilometri orari  accelerando da 0 a 100 in meno di 6 secondi. I toni sono a livello di una Porsche, la guida però non è certo da principianti e la competenza è d’obbligo se si vuole sfruttare appieno un potenziale tanto elevato.

Clientela al top

Venduta in Inghilterra come Vauxhall Carlton Lotus, la berlina Opel anabolizzata conquista, fino al 1993, un migliaio di selezionati clienti (in Italia costa oltre 100 milioni di lire), mentre la factory britannica sta passando in quel periodo dalla General Motors nelle mani dell’imprenditore italiano Romano Artioli.

Lotus e Opel torneranno comunque a collaborare nel 2001 con la Speedster, una leggerissima roadster due posti imparentata con la Elise del marchio di Hethel.

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