Ultimo aggiornamento  31 ottobre 2020 23:47

Elezioni europee, l'auto non è in lizza.

Paolo Borgognone ·

Nonostante l'Europa sia in prima linea nella lotta all'inquinamento - come testimonia la decisione di tagliare, tra il 2020 e il 2030, del 37,5% le emissioni di CO2 dei nuovi veicoli - i problemi ambientali legati all'automotive sono entrati marginalmente nella campagna per le elezioni del Parlamento di Strasburgo del 26 maggio. La grande maggioranza dei partiti politici sottoposti al giudizio degli oltre 521 milioni di elettori per la nuova legislatura 2019/2024 non hanno in agenda una vera politica ambientale. 

L'Europa che ha visto nascere il movimento simboleggiato dalla faccia pulita di Greta Thurnberg - la 16enne svedese che con i suoi discorsi diretti sta risvegliando la coscienza ambientale di milioni di persone nel mondo - ha concentrato l'attenzione su altri temi.

Fa eccezione la Germania, dove tradizionalmente il movimento "verde" è forte e l'industria dell'auto tedesca ha investito più degli altri sull'elettrificazione. A partire dal gruppo Volkswagen, dal gruppo Daimler con Marcedes e Smart, dal gruppo Bmw che per primo ha creato un sub brand - chiamato "i" - per i suoi nuovi modelli a batteria.

I sondaggi

Un sondaggio effettuato dalla Ard - la principale rete televisiva nazionale tedesca - ha confermato nei giorni scorsi come il 48% degli intervistati ponga la questione "clima" al centro delle proprie preoccupazioni. Un dato che riguarda da vicino un Paese con un settore automotive che occupa 820mila persone, pesa per circa il 20% dell'intera produzione industriale nazionale ed è stato pure protagonista in negativo dello scandalo "dieselgate".

I Verdi all'assalto

"L'Unione europea è fondamentale se si vuole risolvere la crisi climatica globale", ha detto recentemente in un dibattito televisivo Oldag Caspar del gruppo ecologista Germanwatch. I Verdi tedeschi vanno oltre e affermano che due delle più importanti questioni in agenda per il prossimo Parlamento europeo dovranno essere la revisione (in un senso sempre più stringente) degli obiettivi in tema di emissioni per il periodo tra il 2030 e il 2050 e la finalizzazione del budget su questa materia dal 2021 al 2027.

Argomento centrale sarà quella della "carbon neutrality" (la riduzione se non la messa al banda completa delle emissioni di carbonio), invocata anche dal presidente francese Emmanuel Macron per il 2050 e che la stessa Commissione europea ha indicato (già a dicembre 2018) come priorità nelle politiche da discutere nel nuovo Parlamento. Ammesso che l'ambienti resti centrale nelle politiche continentali anche nella nuova legislatura. Questo ce lo diranno le urne.

Ti potrebbe interessare