Ultimo aggiornamento  22 luglio 2019 13:37

Uber, gli autisti non sono dipendenti.

Paolo Borgognone ·

Chi guida per Uber decide il proprio orario di lavoro, utilizza l'auto di proprietà e può scegliere di impiegarsi anche con altre società concorrenti che offrano lo stesso servizio. Quindi non può a nessun titolo essere considerato un dipendente dell'azienda ma è un collaboratore esterno.

L'autorevole parere, emesso il 16 aprile ma diffuso soltanto ora, è di Peter Robb, avvocato generale dell'agenzia americana del lavoro e avrà sicuramente ripercussioni sulle tantissime cause in corso tra Uber e i suoi collaboratori. Robb è stato nominato il 17 novembre 2017 da Trump e la sua linea rispecchia quella di tutta la attuale amministrazione di Washington: se chi lavora per le imprese di "gig economy" (per esempio i riders che si occupano delle consegne o appunto gli autisti delle società di ride hailing come Uber, Lyft, Juno e altre) non sono riconosciuti come dipendenti a tutti gli effetti il risultato è che  non possono essere iscritti ad alcun sindacato e non hanno il diritto di appellarsi contro le condizioni di lavoro. Inoltre non possono godere di salario minimo, non hanno straordinari pagati nè rimborsi spese.

La National Labor Relation Board diretta da Robb è chiamata a dirimere le questioni legali tra datori di lavoro e dipendenti. Durante la amministrazione di Barack Obama la linea dell'agenzia era esattamente opposta e sosteneva i diritti dei lavoratori della gig economy.

La Borsa risponde

In concomitanza con la divulgazione del parere di Robb le azioni di Uber - quotate a Wall Street dalla scorsa settimana - hanno conosciuto il primo rimbalzo positivo guadagnando il 6,4%. L'azienza di San Francisco ha pubblicato una nota nella quale ribadisce: "di essere focalizzata a migliorare le condizioni e la sicurezza del lavoro indipendente, pur preservando il diritto alla flessibilità per i suoi driver".

Proprio la scorsa settimana - nel pieno di uno sciopero dei lavoratori in quasi tutte le grandi città americane e non solo - Uber ha redatto una risposta per la Securities and Exchange Commission (che si occupa di controllare le società quotate in Borsa) confermando l'intenzione di destinare 170 milioni di dollari (più altri 20 milioni solo per i giudizi pendenti in California e Massacchusets) per mettere fine a migliaia di cause intentate da conducenti che lamentano di non essere catalogati come dipendenti.

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