Ultimo aggiornamento  11 dicembre 2019 18:07

Una Rossa è per sempre.

Francesco Paternò ·

MODENA - Una 250 GTO del 1962, caccia grossa per molti collezionisti, o una 166 Inter del 1948 dietro la quale s’intravede l’inizio della rinascita italiana nel secondo dopoguerra? Ci sono loro e altri modelli della Rossa alla nuova mostra nel museo Enzo Ferrari, intitolata (facilmente) “Capolavori senza tempo” e dedicata alla loro relazione con il contesto storico dell’epoca in cui sono nate e ai movimenti di design.

Design e innovazione

“Le forme di una Ferrari sono sempre connesse all’innovazione tecnologica”, dice Flavio Manzoni, a capo del centro stile di Maranello che dall’anno scorso ha anche un nuovo luogo fisico dove una squadra di un centinaio di persone lavora finalmente tutta insieme. Manzoni presenta la mostra senza svelare novità, che arriveranno entro maggio con un inedito modello ibrido V8 da 900 cavalli, lasciando che le sue parole sul passato e presente del marchio trovino riscontro nei modelli in esposizione.

Reinterpretare la barchetta

“Il design per me significa arti applicate”, sottolinea il designer, e questa è buona parte – se non tutta – la storia dello stile di una Ferrari, sia quando è stata disegnata in casa sia quando la firma è stata esterna. Un discorso che vale per le presenti 250 California del 1957 come per la 365 GTS4 del 1969, fino alla più recenti GTC4Lusso del 2016 e alla Monza SP1 dell’anno scorso, con cui è stato reinterpretato il concetto di barchetta da competizione con cui il marchio si distingueva negli anni ’50 e ’60. “Ferrari è cercare futuro”, dice Manzoni: si può convenire che abbia ragione.

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