Ultimo aggiornamento  14 dicembre 2019 10:58

Brexit? Polestar va controcorrente.

Colin Frisell ·

LONDRA - Polestar, il marchio premium 100% elettrico nato come spin off di Volvo e di proprietà - come la Casa svedese - dei cinesi di Geely prende tutti in contropiede. In un momento in cui il mondo automotive attende (per ora invano bisogna dire) certezze su tempi e conseguenze della Brexit, Polestar ha comunicato l'intenzione di aprire subito sul suolo inglese, a Coventry, un nuovo centro di ricerca e design. Nelle vicinanze si trova anche il quartier generale della London Electric Vehicle Company, compagnia dello stesso gruppo basato a Hong Kong, che gestisce i celebri taxi neri di Londra.

Il polo ospiterà da subito circa 60 ingegneri e sorgerà vicino all'omologo centro di proprietà di Geely. In arrivo anche dei disegnatori attualmente al lavoro in una sede in Svezia. Qui si svilupperanno i progetti per la futura gamma del marchio che attualmente ha in produzione in Cina la Polestar 1 e ha già anticipato anche l'arrivo della 2, berlina a batteria che dovrebbe rivaleggiare con la Model 3 di Tesla. Previsto anche un suv, il Polestar 3, in arrivo nel 2021.

"La Brexit - ha detto in un comunicato Hans Pehrson, responsabile del settore R&D di Polestar - non ha influito sulla nostra decisione".

Settore in fermento

Il settore dell'automotive - e non solo quello - segue col fiato sospeso l'evolversi della sempre più paradossale situazione che riguarda la Brexit, prevista inizialmente per il 29 marzo 2019 e poi rinviata al 31 ottobre. A preoccupare costruttori e investitori sono soprattutto i possibili scenari in caso di no deal, un addio senza regole economiche predefinite e l'incertezza sulle conseguenze a medio e lungo termine che sta bloccando ogni possibile investimento futuro. Parecchi costruttori hanno già comunicato tagli produttivi e occupazionali se non, come Honda, l'addio definitivo agli impianti inglesi (ed europei).

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