Ultimo aggiornamento  22 settembre 2019 10:45

Uber, tra Borsa e scioperi.

Carlo Cimini ·

Giorni caldi per Uber. A dieci anni dalla fondazione, giovedì 9 maggio la società americana di ride hailing – servizio di noleggio con conducente o taxi privati presente in più di 170 paesi e in 750 aree metropolitane, Italia inclusa, con fatturato annuo di oltre 11 miliardi di dollari – prevede di quotarsi alla Borsa di New York e iniziare il trading dal giorno successivo.

Nel frattempo lo stesso giorno migliaia di lavoratori Usa della società di San Francisco scenderanno in piazza tra le 7 e le 21 – da San Francisco a Washington - per contestare le condizioni precarie in cui svolgono la loro professione.

No alla precarietà

Le proteste si concentrano soprattutto – come spiega la New York Taxi Workers Alliance (Nytwa) che coordina la giornata dello sciopero – sulla sicurezza, secondo i lavoratori, pressoché inesistente, e su garanzie economiche che attualmente non soddisfano i dipendenti. Insieme ai rappresentanti di Uber, scenderanno in strada anche i colleghi di Lyft, competitor del servizio di trasporto privato.

Rilancio in Borsa

Uber nei primi tre mesi del 2019 ha registrato una perdita netta. Grazie all’ingresso in Borsa la società spera di risollevarsi anche se la valutazione oscilla tra 80,5 e 91,5 miliardi di dollari. Cifra ben lontana dai 120 miliardi attesi in un primo tempo. Secondo il prospetto alla Securities and Exchange Commission - l'ente federale statunitense preposto alla vigilanza della Borsa - Uber ha accusato perdite - negli ultimi 4 anni - per 6,8 miliardi. 

La concorrente californiana Lyft invece ha debuttato al Nasdaq (l'indice del mercato telematico) a marzo 2019, raggiungendo una valutazione di poco superiore ai 29 miliardi di dollari nel suo primo giorno di contrattazione. È stata la prima azienda di trasporti condivisi a diventare pubblica.

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