Ultimo aggiornamento  23 settembre 2019 22:07

Zona 30, vera e falsa.

Valerio Antonini ·

Nel corso degli ultimi anni, le zone 30 - le aree limitate dove la velocità massima consentita è di 30 chilometri orari - si stanno diffondendo rapidamente nella maggior parte delle città italiane. Gli obiettivi  riguardano sicurezza e mobilità sostenibile: ridurre significativamente lo spazio di arresto in frenata dei veicoli, aumentare il cono visivo dei guidatori, abbassare consumi ed emissioni nei centri urbani. Ma, almeno in alcuni casi, questi provvedimenti hanno fatto sorgere negli automobilisti più di qualche dubbio.

Rischio incomprensione

La segnaletica che indica le zone 30 può essere confusa con quella provvisoria (di colore giallo) che dovrebbe anticipare l’inizio di cantieri e lavori di manutenzione. Nella maggior parte dei casi, però, questi cartelli non sono "temporanei". Finiscono, anzi, per diventare definitivi. Soprattutto quando sono posti su strade dissestate e pericolose - piene di buche e rigonfiamenti dell’asfalto - trascurate e abbandonate dalle amministrazioni competenti.

In questi casi il cartello diventa uno strumento per affrancarsi da eventuali responsabilità derivanti da danni a persone o cose. Se, in sede giudiziaria, si riesce a dimostrare che il mezzo - a due o quattro ruote -  stesse procedendo oltre i 30 chilometri orari segnalati, è possibile aggirare gli obblighi di risarcimento. 

Un esempio pratico

Nel X Municipio di Roma, nel quadrante sud della città, ad esempio, non ci sono zone 30 stabilite per decisione delle autorità locali. Eppure in molte parti dei quartieri interessati tra Ostia Lido e Acilia (spesso purtroppo teatro di incidenti con conseguenze mortali) sono presenti segnaletiche temporanee. O almeno in teoria perché sono rimaste sul posto da mesi. Le conseguenze sulla sicurezza sono evidenti.

Nella capitale le zone 30 vengono circoscritte a singole strade del centro urbano e non a intere porzioni di quartieri. Nel provvedimento possono rientrare esclusivamente vie adiacenti ad altre con il limite a 50 chilometri orari. Questo per evitare brusche frenate. Le zone 30 sono inserite all'interno di 27 quadranti chiamati “isole ambientali” che dovrebbero facilitare la convivenza tra auto, biciclette e pedoni tramite dossi, strisce pedonali in evidenza, corsie preferenziali per i mezzi pubblici e piste ciclabili.

Negli altri Paesi

Le Zone (30 o 20) dove è obbligatorio rallentare sono diffuse anche al di fuori dei nostri confini, in particolare in Regno Unito e Spagna, dove sono state soggette ad attenti studi. Nelle aree 20 di Londra (20 sono le miglia orarie, circa 32 chilometri) gli incidenti sono diminuiti del 42% (quelli mortali del 46%).

Un esperimento fatto a Madrid ha registrato nelle zone 30 una diminuzione dei consumi medi del 15% e un abbassamento della quantità di polveri sottili nell’aria del 22%

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