Ultimo aggiornamento  12 novembre 2019 17:48

Dazi: Usa contro il resto del mondo.

Paolo Odinzov ·

E una sorta di guerra fredda, quella commerciale tra Washington, Pechino ed Bruxelles che si combatte da tempo anche a suon di tweet. Soprattutto da parte del Presidente americano Donald Trump che proprio attraverso il social ha minacciato nelle scorse ore di voler alzare al 25% i dazi su 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi e di imporne di nuovi su altri 325 miliardi di merci, sempre provenienti dal paese asiatico.

Crollo delle borse

L’avvertimento di Trump ha avuto immediate e pesanti ripercussioni sulle principali borse mondiali. Comprese quelle europee il giorno dopo il tweet hanno aperto in rosso, Francoforte (-1,94%), Parigi (-1,77%), Madrid (-1,6%) e Milano (oltre il 2%). Questo anche in vista delle prossime mosse di Trump riguardo proprio ai rapporti con il Vecchio Continente.

La stangata sui prodotti europei

Dagli Usa potrebbe arrivare una stangata di 11 miliardi di dollari in tariffe doganali su diversi beni Made in Europe, comprese le automobili. Su quest’ultime, definite addirittura in un recente rapporto del Dipartimento al Commercio Usa, come una “minaccia alla sicurezza economica degli Stati Uniti” Trump sarà chiamato a decidere il da farsi entro metà maggio. Si paventano per il settore dazi elevati fino al 25% che aprirebbero una forte crisi nelle esportazioni in America e non solo. Crisi per scongiurare la quale lo stesso inquilino della Casa Bianca ha invitato lo scorso marzo le case automobilistiche europee ad aprire fabbriche negli Stati Uniti. “Se le vendete agli americani, producetele qui” ha detto Trump tirando in ballo soprattutto i costruttori premium Bmw e Mercedes.

Questo, non considerando però che già da molti anni le due case tedesche e diversi altri brand europei hanno aperto diverse fabbriche negli Usa. Bmw ha uno stabilimento a Spartanburg in Sud Carolina dal quale escono quasi la totalità dei suoi suv. Mercedes ha due fabbriche in Alabama e Sud Carolina in cui vengono realizzati modelli destinati al mercato locale tra i quali Gle, Glc e Classe C. E sono attivi con siti dislocati negli Usa anche altri marchi della Unione, tra cui Volkswagen (Tennessee), Volvo (ancora Sud Carolina). Mentre Fca possiede in terra Yankee ben 28 stabilimenti all’interno dei quali producono anche i brand americani Dodge, Jeep e Ram.

Le conseguenze negative per l'Unione europea

La massiccia presenza di siti dei costruttori europei sul suolo americano potrebbe comunque non bastare a mettere al riparo l’industria auto nostrana dai danni generati da un incremento delle tariffe Usa sull'importazione. Se di risposta l’Europa alzasse il muro verso i prodotti Usa imbarcati per il Vecchio Continente, ad avere la peggio sarebbe infatti sempre e comunque il settore auto dell'Unione. Con perdite nella esportazione di auto e anche una diminuzione di posti di lavoro nell'intero continente a causa dello spostamento oltreoceano di ulteriori fabbriche. Speriamo non succeda.

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