Ultimo aggiornamento  13 dicembre 2019 17:03

Alexa, parla con me.

Patrizia Licata ·

I comandi vocali in auto sono sinonimo di sicurezza. Mani sul volante e occhi sulla strada: per cercare un indirizzo sul navigatore, far partire un’email o trovare il ristorante più vicino basta parlare. Magia degli assistenti virtuali dotati di intelligenza artificiale, ma, secondo Amazon, che sviluppa Alexa, gli automobilisti vogliono ritrovare nella loro auto la stessa voce con cui interagiscono a casa loro. E così Alexa, che dagli altoparlanti Amazon Echo parla in 100 milioni di case in tutto il mondo, sarebbe in pole position per conquistare anche milioni di veicoli connessi. A scapito di Siri di Apple e di Google Assistant.

Assistenti sempre più brave

Amazon ha condotto insieme a J.D. Power un sondaggio su 5mila consumatori degli Stati Uniti per capire le aspettative sui comandi vocali in auto (2018 J.D. Power/Alexa Automotive –In-Vehicle Voice Connectivity Study). Il campione è costituito da utenti che hanno in casa sistemi attivati dalla voce di qualunque marchio, non solo Amazon Echo ma anche Google Home e Apple HomePod.

Il primo risultato è che gli assistenti digitali sono tutti migliorati: la percentuale di americani che dice di incontrare problemi con i comandi vocali è scesa al 5,7% nel 2018 contro l’8,7% del 2015. La vera discriminante è la facilità d’uso: l’assistente vocale deve essere una tecnologia semplice e che funziona. Niente di più frustrante, ha svelato il sondaggio, di un’assistente vocale che, di fronte a una nostra richiesta, risponde: “Scusa, non ho capito”.

Conoscete Alexa?

Rispetto alla concorrenza Alexa avrebbe, però, degli specifici vantaggi. Tra questi, sottolineano gli analisti di  J.D. Power, c’è l’ampia diffusione: la sua voce è  “familiare”. Non a caso il 76% del campione intervistato si dice interessato ad avere nella sua prossima macchina lo stesso sistema vocale che ha a casa (il 28% “sicuramente” e il 48% “probabilmente”): capirebbe già come funziona e l’assistente conoscerebbe già le sue preferenze.

Sono risultati con cui Amazon, che si appresta a portare sul mercato Amazon Echo Auto, distingue il suo prodotto dalle concorrenti Google e Apple che già hanno sistemi disegnati per la connected car (Android Auto e Apple CarPlay). Amazon vuole dimostrare che la sua tecnologia è migliore in macchina come in casa e soddisfa le aspettative dei consumatori: sanno già come funziona. Ma c’è un messaggio anche per le case automobilistiche: se il 59% degli americani afferma che poter trovare lo stesso sistema vocale di casa anche in macchina sarebbe un elemento importante nella scelta della prossima automobile, c’è un 41% che non è di questo avviso e che, forse, in auto si aspetta qualcosa di più o di diverso.

Sfida sui comandi vocali

In macchina la capacità dell’assistente di interpretare le nostre richieste è cruciale. Dobbiamo avviare il navigatore o avere le notizie aggiornate sul traffico e le condizioni meteo o individuare il parcheggio più vicino: il sistema vocale ci deve capire al volo. Dopo la casa intelligente, l’auto connessa è dunque il prossimo terreno di scontro tra le assistenti digitali. La forza dei brand Amazon e Google (che negli Usa controllano, rispettivamente, il 70% e il 24% del mercato della smart home coi loro sistemi vocali) è notevole e i costruttori hanno reagito con strategie opposte.

C’è chi, come Audi nella nuova e-tron, ha deciso di portare Alexa nel cruscotto digitale sfruttando la familiarità di tanti automobilisti con l’assistente di Amazon, e chi vuole proteggere il marchio, come Daimler, che ha sviluppato il proprio sistema vocale, Mbux, che si attiva con le parole “Hey Mercedes”. Mbux è compatibile con Apple CarPlay, Android Auto e con Amazon Alexa, ma questi sono servizi aggiuntivi di un prodotto che è targato Mercedes e che la casa tedesca pubblicizza come capace di interagire in modo superiore rispetto ai sistemi di vocali “consumer” (leggi Amazon, Google e Apple) che abbiamo a casa o sullo smartphone.

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