Ultimo aggiornamento  16 ottobre 2019 02:05

Il Giappone va in vacanza.

Valerio Antonini ·

Il Giappone si prepara a un evento senza precedenti. Dopo 31 anni di regno, l'Imperatore Akihito abdicherà il 30 aprile per lasciare il posto al giovane figlio Naruhito con cui inizierà la nuova era chiamata Reiwa. Per celebrare l'evento sono stati proclamati 10 giorni di festa - dal 27 aprile al 6 maggio - tre in più rispetto alla tradizionale “settimana d’oro” di vacanze prevista ogni anno in questo periodo.

Banche, scuole e uffici governativi resteranno chiusi, così come gli impianti industriali, compresi quelli che producono auto. Anche la Borsa di Tokyo bloccherà gli scambi azionari. Il Giappone non è abituato a lunghi periodi di inattività: è tra i più laboriosi al mondo, con soli 20 giorni di riposo l'anno e un basso tasso di disoccupazione (2,5% nel 2018). Una scelta voluta che potrà avere ripercussioni - positive e negative - sull'economia del Paese.

Pro e contro

Per gli economisti del Dai-ichi Life Research Institute - organismo che valuta il welfare nazionale - l’inattesa e prolungata vacanza potrebbe portare una crescita del Pil (prodotto interno lordo) nel secondo trimestre dell’anno, con un indotto di circa 13 miliardi di euro per il settore turistico. Secondo la società di viaggi Jtb Corp., quasi 25 milioni di giapponesi (su circa 65 milioni di lavoratori) partiranno per le vacanze. Solamente il 20% ha scelto una destinazione estera, cosa che dovrebbe stimolare la spesa dei consumatori all’interno del Paese.

D'altro canto per alcuni, anche nel mondo finanziario, un simile stop in un periodo di recessione potrebbe essere rischioso soprattutto per i grandi gruppi. A Borsa chiusa qualsiasi eventuale trattativa rallenta e rischia di saltare. Mentre altri movimenti che interessano l'economia del Giappone potrebbero andare a buon fine senza controllo.

Il mondo dell'auto

Il settore auto - uno dei cardini dell'economia nipponica - affronta i prossimi giorni con relativa tranquillità. Da Toyota - il maggiore produttore nazionale - sembrano navigare a vista e non si aspettano sussulti improvvisi: “Cambierà poco o niente rispetto a quello che succede durante la consueta settimana d’oro, che per noi rappresenta uno stop a cui siamo abituati da sempre. Interrompere la produzione qualche giorno in più, prolungando le vacanze per tutti, non cambierà i nostri piani a lungo termine. La transizione imperiale è dovuta all'abdicazione di Akihito e non a causa della sua morte. Il popolo giapponese vorrà solo festeggiare. In termini economici potrebbe esserci un rilancio per tutti, anche se destinato a durare poco”.

Non sono attesi contraccolpi sul mercato auto interno che sta attraversando una fase di relativa calma. I dati (fonte Jada.jp) del mese di marzo 2019 parlano di un calo del 4% (640.657 unità vendute) rispetto allo stesso periodo del 2018, che pure era iniziato malissimo (-24% nel primo trimestre), per poi recuperare e chiudere l’anno leggermente in positivo a oltre 5 milioni e 200mila unità vendute (+0,1%). Le previsioni per il 2019 annunciano un andamento pressoché identico.

Nel primo trimestre 2019 le vendite (poco più di un milione e mezzo di unità) sono in calo rispetto al 2018 (-1,4%). Se il marchio Toyota - che domina il mercato interno - resta pressoché stabile (-0,6%) e chiude il trimestre in linea con le aspettative (425.694 unità immatricolate), Nissan (-9,6%), Subaru (-17,9%) e Mazda (-8,7%) hanno risentito fortemente della crisi di tutto il mercato asiatico, Cina compresa (-13,8% a febbraio 2019). Resistono Honda (+0,7%) e Suzuki (-0,2%) mentre crescono Daihatsu (+7,6%) e Isuzu (+9,9%).

Il settore è in attesa degli effetti dell’aumento delle imposte previsto a ottobre dal governo quando l’iva salirà dall’8 al 10%.

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