Ultimo aggiornamento  25 maggio 2019 02:02

Uber: capitali liquidi dal Giappone.

Edoardo Nastri ·

Uber sta per ricevere un miliardo di dollari da dedicare all’implementazione e allo sviluppo della divisione che si occupa di software per veicoli a guida autonoma. I finanziamenti arrivano da diverse aziende attive nei settori più disparati, ma saltano all’occhio in particolare Toyota, il fornitore di ricambi auto di sua proprietà Denso, e SoftBank Group.

Le nuove tecnologie potrebbero venire utilizzate in futuro anche da parte di altri costruttori interessati alle driverless. Uber con questi investimenti spera di rinforzarsi ulteriormente prima della sua quotazione in borsa che avverrà a partire nel mese prossimo.

1.000 dipendenti per 250 Volvo

L’azienda di ride hailing americana (servizi di taxi con auto private) ha speso più di 1,5 miliardi di dollari lo scorso anno proprio nella sua divisione per la guida autonoma Advanced Technologies Group, fondato nel 2015 a Pittsburgh con alcuni ricercatori della Carnegie Mellon University.

In solo tre anni l’azienda ha raggiunto i mille dipendenti e conta sulle strade su una flotta di 250 Volvo Xc90 a guida autonoma. Gli ultimi punti di ricerca inaugurati si trovano a San Francisco e Toronto.

Dividere il rischio 

Con la quotazione in borsa Uber vuole “spalmare” il rischio d’impresa su diversi investitori e garantirsi una certa tranquillità economica così da incrementare gli investimenti in materia di mobilità condivisa e robotica. I tempi certo non sono facili perché la concorrenza è forte e piena di iniziative.

Il maggior rivale di Uber è Lyft, una società che è stata da poco lanciata in borsa e ha appena dichiarato di voler finanziare con 50 milioni di dollari all’anno un progetto per realizzare sette parchi pubblici in altrettante città americane. Operazioni di marketing diversificato come queste puntano ad accrescere la popolarità e la percezione positiva del servizio e del marchio.

Assicurarsi il futuro

I frutti della scommessa di Toyota e SoftBank verranno probabilmente raccolti in futuro perché questo investimento li mette tra le prime linee dello sviluppo della guida autonoma. E chissà se Uber una volta raggiunto l’apice del successo si comporterà come il costruttore giapponese che poche settimane fa ha messo a disposizione gratuitamente quasi 24mila propri brevetti sui sistemi ibridi e a idrogeno. Il know how a portata di tutti. Meglio portarsi avanti con il lavoro.

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