Ultimo aggiornamento  22 ottobre 2019 07:45

Cina, sfida all'ultima elettrica.

Patrizia Licata ·

Il Salone dell’auto di Shanghai (16/25 aprile) è arrivato in un momento di svolta per il mercato dell’automobile elettrica in Cina, piazza numero uno al mondo per i veicoli a emissioni zero. Un boom descritto da cifre-record: 486 costruttori di auto elettriche registrati e 1,6 milioni di veicoli a batteria che saranno venduti entro la fine di quest’anno (secondo le stime della China Association of Automobile Manufacturers).

Ma anche se i ritmi di espansione di questi ultimi anni dovessero proseguire non sarà facile per centinaia di costruttori giustificare il proprio business: l’economia cinese rallenta e Pechino sta ridimensionando i sussidi statali che hanno dato linfa al mercato. “È una fase cruciale in cui si decide della sopravvivenza di tante start up”, dice Thomas Fang, analista di Roland Berger a Shanghai.

All’Auto show di Shanghai sono presenti diverse aziende cinesi dell’auto elettrica, come il colosso Byd, che ha venduto 250mila auto elettriche l’anno scorso. Ci sono anche Nio, la start up che ha racimolato più finanziamenti dal venture capital, ben 4,1 miliardi di dollari: fondata proprio a Shanghai, oggi è quotata a New York e in Italia la conosciamo anche per la sua scuderia attiva in Formula E.

Forse meno note per noi, ma ugualmente rampanti, le altre start up capaci di attrarre grandi somme dagli investitori, come WM Motor (finanziata con 2,3 miliardi di dollari), Nevs (1,4 miliardi), Fisker (1,4 miliardi), Xpeng (1,3 miliardi), Youxia (1,3 miliardi), Singulato (1,2 miliardi), Lucid (1,1 miliardi). Nella gara sono attive decine di altre start up; secondo le stime di Bloomberg Nef, hanno messo insieme complessivamente 18 miliardi di capitali dal 2011 a oggi e hanno una capacità collettiva di fabbricare 3,9 milioni di veicoli elettrici l’anno. Dovranno vedersela con i modelli venduti dai big come la connazionale Byd e le straniere Tesla, Ford e Volkswagen, e intanto far fronte a un mercato destinato alla contrazione.

Lotta per la sopravvivenza

Il primo elemento di incertezza per le vendite cinesi è il dimezzamento del programma di sussidi governativi: oggi garantiscono a chi acquista un’auto elettrica uno sconto in concessionaria che arriva all’equivalente di 7.500 dollari. Ci sono poi le debolezze dell’economia mondiale e le tensioni commerciali con gli Stati Uniti che causano un generalizzato rallentamento della crescita cinese.

In Cina le auto elettriche, pur rappresentando un record globale (poco più di 1 milione di unità vendute nel 2018), sono solo il 4% di tutte le vetture passeggeri acquistate nel paese (quasi 24 milioni). L’obiettivo di 7 milioni di unità vendute nel 2020, fissato da Pechino per i veicoli “new energy” (elettriche a batteria, ibride plug-in, fuel-cell) è pari al 20% del mercato auto nazionale, ma anche così non è possibile sostenere l’attività di centinaia di costruttori. “In Cina c’è enorme potenziale per i veicoli a emissioni zero perché il tasso di penetrazione attuale è basso, ma con spazi solo per i costruttori più competitivi. I più deboli, semplicemente, spariranno”, afferma Cui Dongshu, segretario generale della China Passenger Car Association.

Start up contro titani

Chi saranno i più deboli? Le start up innovative, dotate di tecnologie e talenti, ma prive delle necessarie dimensioni e di muscolo finanziario, o i big dell’auto, giganti nell’industria tradizionale che devono ora dimostrare di saper competere sui nuovi motori?

Per gli analisti non ci sono dubbi: per resistere alle pressioni di un’economia in rallentamento servono tecnologie solide e tanti, tanti soldi. Le start up più piccole, probabilmente, non troveranno posto di fronte a aziende come i colossi locali BYD e Guangzhou Automobile, che produrrà auto elettriche anche per Toyota, Fca, Honda e Mitsubishi, e a forti brand esteri come Volkswagen e Ford, che porteranno quest’anno i loro modelli elettrici sul mercato cinese.

Sullo sfondo, soprattutto, c’è Tesla, che ha venduto 250mila veicoli nel 2018, di cui 14.400 in Cina, e spinge per avviare la produzione nella sua fabbrica di Shanghai. Nessuna data ufficiale per far partire la catena di assemblaggio, ma l’obiettivo di capacità è di 500mila automobili, probabilmente tutti Model 3, per ridurre al minimo lo svantaggio di prezzo coi concorrenti cinesi.

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