Ultimo aggiornamento  18 ottobre 2019 18:34

Brexit, spese pazze (e inutili).

Colin Frisell ·

LONDRA - "Molto rumore per nulla" titolava nel 1599 William Shakespeare, raccontando la vicenda dell'incontro tra il valoroso Claudio e la giovane Ero. Più di qualcuno, nel Regno Unito e non solo, ha ritirato fuori questa espressione per commentare la frittata fatta sulla Brexit. Annunciata "irrevocabilmente" per il 29 marzo, poi rinviata "temporaneamente" al 12 aprile e infine spostata almeno alla fine di ottobre. Con un accordo commerciale faticosamente raggiunto a Bruxelles e clamorosamente bocciato a Westminster. Un clima di incertezza durato oltre due anni e che ha pesato in più di un modo sull'industria automotive britannica, che dà lavoro a 850mila persone.

Magazzini pieni

Nelle ultime settimane si è verificato un nuovo e imprevisto effetto collaterale. Nel timore del "no deal"  i costruttori che hanno impianti nel Regno Unito hanno speso letteralmente milioni di sterline per far affluire i pezzi necessari a continuare la produzione aggirando eventuali blocchi alle frontiere e possibili ulteriori dazi. Col risultato che niente è cambiato (fino a ottobre almeno) e adesso i magazzini straripano di materiale.

Ford ha lamentato - attraverso Steven Armstrong, presidente per l'Europa - di avere "speso decine di milioni di euro" per accumulare pezzi di ricambio, temendo le conseguenze di un eventuale uscita senza accordo dall'Unione. "Soldi che avrebbero potuto essere investiti diversamente", ha sottolineato il manager.

Traffico impazzito

Nelle ultime settimane l'andirivieni di mezzi pesanti carichi di materiali all'ingresso nel Regno Unito è cresciuto notevolmente. Getlink, che gestisce i passaggi ferroviari anche delle merci nel tunnel sotto la Manica, ha registrato - a fronte di un calo del traffico passeggeri sui treni del 7% - un incremento del 5% nel mese di marzo. In tutto sono arrivati dalla Francia 152.943 camion in un mese, oltre 440mila dall'inizio del 2019. Il viaggio sui treni di Getlink (che prima si chiamava Eurotunnel) tra il continente e Folkestone durano 90 minuti a bordo di treni speciali che toccano i 140 chilometri orari.

Impianti fermi

In queste settimane quasi tutti i grandi impianti industriali inglesi dove si producono auto o motori (come nel caso di Ford) sono chiusi. I dipendenti sono stati mandati in ferie estive anticipate e in qualche caso - come quelli di Psa a Ellersmere e Luton dove si producono le Vauxhall - la chiusura ha dato l'opportunità per realizzare lavori di "ristrutturazione e ammodernamento" che almeno servono a non sprecare del tutto il tempo. Le decisioni in merito erano state prese - proprio per evitare problemi con la Brexit - ben prima che la politica rinviasse tutto all'autunno e non si è fatto in tempo a rimodulare le scelte. Che succederà a ottobre?

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