Ultimo aggiornamento  20 agosto 2019 06:01

Mini, cambio di rotta.

Paolo Odinzov ·

La Mini cambia guida. Dal primo aprile Bernd Koerber ha sostituito Sebastian Mackensen al volante della Casa anglo-tedesca. Per il giovane manager, soli 44 anni, si tratta di un ritorno, visto che ad Oxford ha già ricoperto diversi ruoli nella pianificazione del marketing e nella gestione dei prodotti Mini ed è stato responsabile del marchio a livello internazionale. Insomma, un profilo di peso che conosce il brand come le sue tasche per tempi apparentemente difficili. Dal mercato agli effetti della Brexit a un futuro presente elettrificato. 

Nuove strategie

La scelta di Koerber avviene in un momento in cui Mini, dopo anni di gloria, deve far tornare i conti con nuovi prodotti e strategie capaci di interpretare le esigenze di un mercato dove ultimamente ha perso terreno. Nel 2018 il costruttore ha registrato un - 2,8% delle vendite passando da 371.881 unità del 2017 a 361.531. Certo non un dramma, ma un segnale che qualcosa non va.

Piccole troppo grandi

Forse le nuove Mini, sempre più grandi e più costose, sono state posizionate in un segmento non loro? E' una delle questioni su cui Koerber dovrà riflettere e agire. All’origine, la Mini inventata nel 1959 da Alec Issigonis era lunga 3.050 millimetri, oggi la tre porte ne misura ben 3.821. E cosa dire della Clubman? Con il suoi 4250 millimetri di lunghezza, la wagon sembra più una Bmw travestita da Mini alla quale si possono fare ben poche critiche dal punto di vista delle prestazioni e della sostanza.

Ma è davvero quello che i clienti Mini vogliono? Meglio il tradizionale "go-kart feeling", magari anche a scapito del comfort, oppure una tenuta ineccepibile che però non trasmette le stesse sensazioni di quest’ultimo? Trovare la giusta risposta anche a queste domande è la missione di Koerber. Considerando pure che chi compra oggi una Mini, visto prima di tutto il prezzo, non è certamente un giovane neopatentato.

Si va a batteria

C’è poi la nuova sfida elettrica, con la nuova Mini a batteria. Il pubblico più tradizionalista del marchio ha già gridato al sacrilegio, fin dal lancio della prima ibrida plug in della Casa. Ma è una scelta obbligata che anche ad Oxford attacchino la spina. Anzi, forse lo hanno fatto un po’ in ritardo visto il carattere innovativo che da sempre contraddistingue il brand.

La Mini elettrica nasconde sotto la carrozzeria tutta la tecnologia sviluppata da Bmw per il brand “I” dedicato alle sue vetture elettrificate. Sarà questo modello la chiave di volta per un nuovo corso? Koerber ha lavorato in Mini fino al 2003, erano tempi d’oro. Che gli abbiano chiesto di farli tornare?

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