Ultimo aggiornamento  22 ottobre 2019 08:06

Il futuro delle auto elettriche.

Stefania Spaziani ·

Le auto elettriche sono meno inquinanti delle altre, è noto. Ma la loro diffusione futura dipende anche dalla soluzione di una serie di problemi di diversa natura, come l'approvvigionamento di materie prime fondamentali per realizzare accumulatori in grado di soddisfare le richieste del pubbllico. Le batterie richiedono l'utilizzo di minerali non facili da reperire, come il cobalto.

Crescita continua

Secondo un recente studio della Commissione Europea, la domanda mondiale di cobalto avrà un tasso di crescita compreso tra il 7% e il 13% nel periodo tra il  2017 e il 2030. Il consumo medio salirà a circa 220mila tonnellate nel 2025 e a 390mila nel 2030. Nella sola Unione europea, la richiesta  si attesterà intorno alle 53.500 tonnellate nel 2025 e alle 108mila nel 2030.

Oggi la domanda è ancora relativamente bassa, facilmente soddisfatta dai Paesi produttori, il più importante dei quali è la Repubblica del Congo. Ma gli studi prevedono che già nel 2020 si dovrà affrontare un deficit di approvvigionamento per almeno 8mila tonnellate che potrebbero diventare 64mila dieci anni dopo.

Le possibili risposte

La ricerca volta a trovare nuove soluzioni è quindi la chiave è come sempre la ricerca. A questo proposito nel convegno "Fare Impresa in Italia", recentemente  organizzato dalla Università Lumsa a Roma è stato presentato un progetto innovativo della start up italiana Green Energy Storage. Si tratta di un sistema - studiato insieme alla Università di Tor Vergata - che permette di costruire batterie sicure, scalabili, flessibili, a basso costo e a ridotto impatto ambientale, senza l'uso di materiali costosi e rari come il platino. 

I nuovi accumulatori a flussi semi-organiche, che saranno commercializzate entro la fine di quest’anno, si basano su una molecola organica, il chinone, estraibile sia da elementi vegetali che da scarti dell’industria petrolifera.

Al momento questi prodotti non sono applicabili alle auto elettriche, ma utilizzabili esclusivamente per usi industriali. Inevitabile pensare, però, a un'applicazione futura anche nel settore automotive.

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