Ultimo aggiornamento  12 dicembre 2019 15:29

Fiat: di nuovo addio agli Usa?

Samuele Maria Tremigliozzi ·

La presenza di Fiat negli Stati Uniti potrebbe essere vicina all'epilogo? Diversi analisti, interrogati dalla Cnbc, ne parlano apertamente. Sembra la triste vicenda di un italiano che in America non ha trovato fortuna. Corsi e ricorsi storici, per un brand che non conosce pace: dopo essere uscito da quel mercato agli inizi degli anni '90 - a causa di risultati insufficienti - Fiat ci riprova e torna negli Usa nel 2011, alla ricerca del successo con la nuova 500.

Buona partenza nel 2012, il picco nel 2014 con oltre 46mila unità, ora si riparla di nuovo addio per il calo sempre più marcato delle vendite. E pensare che Fiat dà il nome a un gruppo che ha futuro, testa e portafogli proprio negli Stati Uniti.

Lo dicono i numeri

I numeri sono impietosi. In Nord America, nel 2018 il marchio ha venduto 15.521 esemplari, una flessione del 41,4% rispetto al precedente anno. Negli Usa, Fiat è 33esima per numero di vetture immatricolate, peggior piazzamento in assoluto tra i brand "generalisti". E non solo: nell'elenco dei costruttori è dietro ad Alfa Romeo (targa il 53% in più), mentre Maserati e Ferrari - insieme - non raggiungono le vendite di Fiat per un migliaio di unità. Oggi, la quota di mercato del marchio si è ridotta allo 0,12%. Volumi, viene da dire, da brand esclusivo a fronte di un posizionamento (e marginalità) del tutto differenti. 

Che in America le cose non andassero per il meglio, però, lo si sapeva già da qualche tempo: negli ultimi cinque anni il mercato auto statunitense è cresciuto del 5% (oltre 800mila unità in più rispetto al 2014), opportunità colta soprattutto da Jeep e Ram, i marchi più in salute del gruppo Fiat-Chrysler. In controtendenza il costruttore del Lingotto, che nello stesso arco temporale ha perso il 65% nelle vendite, una contrazione di ben 29mila unità

Lo sostiene la J.D. Power

I primi a prevedere tempi difficili per Fiat sono stati gli analisti indipendenti di J.D. Power, società leader nei servizi alle imprese con sede in California, sottolineando - oltre il calo delle vendite - il progressivo mutamento nelle scelte dei consumatori americani, sempre meno interessati alle auto di piccola taglia.

Seppur in un primo momento gli automobilisti statunitensi avessero accolto di buon grado le proposte della gamma 500 - forte dello stile "made in Italy" - la crescita economica ha risvegliato in loro l'innato desiderio di motori V8 e vetture "full size". A un progressivo disamore per Fiat dovrebbe poi aver contribuito la scarsa affidabilità delle macchine del marchio italiano, certificata dalla classifiche di J.D. Power.  

E ora?

Il futuro di Fiat - non solo negli Stati Uniti - è uno dei nodi che il ceo del gruppo Mike Manley dovrà sciogliere, più che mai in questi giorni che tanto si parla di un possibile accordo con i francesi di Psa. Manley raccoglie l'eredità del suo predecessore Sergio Marchionne, il quale - in una delle sue ultime interviste - si diceva ancora convinto della permanenza di Fiat sul mercato statunitense: "L'uscita di Fiat dagli Usa non è in discussione". Ma oggi lui non c'è più e il manager inglese al volante potrebbe rimettere tutto in discussione, come ha già fatto su altri temi del gruppo.

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