Ultimo aggiornamento  18 ottobre 2019 18:47

Ghosn torna in carcere.

Paolo Borgognone ·

Carlos Ghosn è tornato in carcere. L'ex manager della Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi è stato arrestato su ordine dei giudici di Tokyo per "violazione della fiducia". Secondo fonti giapponesi l'accusa riguarderebbe l'utilizzo di almeno una parte di circa 27 milioni di euro pagati da Nissan a un distributore in Oman e che sarebbe stata dirottata a una società facente capo proprio al dirigente franco-libanese

 La verità l'11 aprile

Il nuovo arresto di Ghosn - considerato da molti irrituale per la giustizia giapponese perché a carico di una persona già in libertà vigilata su cauzione - è arrivato solo poche ore dopo che lo stesso manager aveva annunciato in un tweet di essere pronto a "dire la verità su cosa sta accadendo" e aveva convocato una conferenza stampa per giovedì 11 aprile

In una nota diffusa dal suo avvocato Ghosn definisce l'intervento della magistratura "arbitrario e oltraggioso" e accusa "alcune persone di Nissan di volerlo zittire ingannando i pubblici ministeri". 

I dubbi di Renault

Il 3 aprile si è svolto, intanto, un consiglio di amministrazione di Renault per analizzare le conclusioni di una indagine interna al marchio francese che ha confermato, si legge in una nota: "la assoluta conformità di tutti gli elementi relativi alla retribuzione e ai benefici corrisposti dal gruppo all'ex presidente e ceo e agli altri membri del comitato esecutivo". 

Dubbi, invece, vengono avanzati sulle spese sostenute dal manager che: "danno adito a interrogativi, a causa di pratiche discutibili e occulte da cui derivano violazioni ai principi etici del gruppo". Renault conferma di aver già sporto denuncia e di avere informato la giustizia francese. Nel mirino sarebbero "versamenti effettuati a uno dei distributori Renault in Medio Oriente". Dubbi anche su alcune spese della filiale olandese - in comune con Nissan - RNVB.  

La vicenda

Ghosn era stato arrestato una prima volta a Tokyo il 19 novembre 2018 con l'accusa di aver taciuto una parte dei compensi ricevuti da Nissan e di abuso di fiducia aggravata. Dopo un periodo di detenzione di 108 giorni - insolitamente lungo per la giustizia giapponese - il manager è stato rimesso in libertà su cauzione il 6 marzo dopo aver pagato 1 miliardo di yen, circa 7,8 milioni di euro

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