Ultimo aggiornamento  25 febbraio 2020 23:21

Eric Clapton: una Ferrari per "Mano Lenta".

Giuseppe Cesaro ·

“Quand’ero bambino ero pazzo per le corse automobilistiche. Già da quando avevo cinque o sei anni, ricordo piloti come Mike Hawthorn o Fangio… l’automobilismo, allora, era Ferrari, Alfa Romeo, Mercedes, Auto Union, non c’erano così tante Case e le auto erano davvero fantastiche: auto gigantesche, motori V12, V16, con un rombo pazzesco… se la macchina si rompeva, il pilota scendeva e la spingeva… era un mondo incredibile e io sognavo di diventare un pilota automobilistico. E l’auto sulla quale un giorno avrei corso, sarebbe stata una Ferrari. Per me era la numero uno. E la cosa interessante è che la Ferrari era la numero uno quando ero bambino e lo è rimasta per tutto questo tempo. È l’unica auto che, per me, è rimasta sempre la numero uno…”.

Secondo solo a Hendrix

L’uomo che, una decina d’anni fa - ospite del sito Ferrari - rivelava la sua passione per il Cavallino, e che sarebbe uscito da Maranello a bordo di un esemplare unico di "rossa", prodotto appositamente per lui - risponde al nome di Eric Patrick Clapton, ed è nato a Ripley (un villaggio del Surrey, a una quarantina di chilometri a sud-ovest di Londra) il 30 marzo 1945: 74 anni fa, oggi. Parliamo di una leggenda vivente del rock (“Clapton is God”, si leggeva sui muri della swinging London negli anni ’60): n.2 nella lista dei 100 chitarristi più grandi di tutti i tempi, redatta dal mensile Rolling Stone, secondo solo al genio immortale di Jimi Hendrix.

Ottanta tra dischi d’Oro, Platino, Multiplatino e Diamante, in 50 anni di carriera; quattro volte nella “Rock and Roll Hall of Fame”, nella “Songwriter’s Hall of Fame” (dal 2001), nella “Blues Hall of Fame” (2015); 19 Broadcast Music Award, 18 Grammy Award (38 nomination), 4 Grammy Hall of Fame, 4 Igor Novello Award (8 nomination), 3 World Music Award, 3 American Music Award (5 nomination), 2 Billboard Music Award, 1 Bafta, 1 Echo Music Prize (5 nomination) e 1 nomination al Golden Globe, solo per ricordare i riconosimenti più prestigiosi.

Perfezionista come a Maranello

Ferrari enthusiast”, è così che la stampa internazionale definisce il grande chitarrista inglese, il quale considera il suono del 12 cilindri Ferrari magico. Durante la sua visita a Maranello, Clapton ha sottolineato come lui e il ‘Cavallino rampante’ siano perfezionisti che condividono la passione/ossessione per la cura dei dettagli. “Quando scrivo una canzone suono dal vivo o incido un disco, ho in mente uno standard… è sempre stato impossibile per me lasciare che le cose se ne vadano per conto loro… nella testa, ho un problema di perfezionismo e credo che, per la Ferrari, sia lo stesso: la ricerca della perfezione in ogni minimo dettaglio… e la passione, naturalmente, che nasce dal cuore: se non hai quel feeling non c’è niente da fare”.

Mano lenta, piè veloce

Mr. “Slowhand” (‘mano lenta’: gioco di parole derivato, sembra, dalla fusione tra il 'clap' del suo cognome e l’abitudine del pubblico inglese di battere le mani lentamente – ‘slow handclap’ - per sottolineare i momenti clou delle performance di artisti o atleti), tutt’altro che lento con la chitarra, lo è ancora meno in auto.

Tra le sue ‘rosse’ preferite le “Berlinetta Boxer”, come la 512 o la 365GT4 fotografata all’interno dell’album “Slowhand” (1977). 4.390cm3, 344 cavalli, 288km/h di velocità massima, da 0 a 100 in 5,7 secondi, sembra che Clapton l’avesse acquistata subito dopo aver visto il suo amico George Harrison al volante di un modello identico. Evidentemente, in quel periodo, amava particolarmente tutto quello che amava Harrison. Inclusa la fidanzata di quest’ultimo – Pattie Boyd – che aveva lasciato il solista dei Beatles per mettersi con “Mano lenta”. Svolta che – com’è facile intuire – mise a dura prova tanto la pace interiore del Beatle ‘mistico’, quanto il sodalizio umano e artistico che univa i due musicisti.

La 365GT4 che appare su “Slowhand” è piuttosto malridotta. È reduce, infatti, da un incidente piuttosto serio dal quale Clapton era, fortunosamente, uscito senza gravi conseguenze. Né prima né ultima volta. Era già andato fuori strada, cappottando, dopo il primo bacio con la fidanzata di Harrison (passione o senso di colpa?); il secondo incidente si era verificato quando, probabilmente a causa dell’alcol, il chitarrista si era schiantato contro un furgone a quasi 150 chilometri all’ora, a bordo della 365GT4 di “Slowhand”; il terzo nel 1990, sempre al volante di una Ferrari, mentre Clapton guidava alla volta di un pub nelle vicinanze del ‘natio borgo selvaggio’ del Surrey.

Ferrari SP12EC

Unica. Letteralmente. Come il suo proprietario. È la SP12EC creata a Maranello nel 2012, in omaggio alla stratosferica carriera del chitarrista inglese ma anche alla sua incontenibile passione per le ‘rosse’. La ‘Special Project Eric Clapton’ - è basata sulla 458 Italia (4.495cm3,570 CV, 320km/h, da 0 a 100 in 3,4sec.), ma nelle linee richiama lo stile delle ‘rosse’ più amate da ‘Slowhand’: le 'BB' anni ’70. Un autentico gioiello, nel quale passato e futuro si fondono mirabilmente. Nel cuore, uno strabiliante V8 (sembra non ci fosse abbastanza spazio per il V12 tanto amato da Clapton) 4.499 di cilindrata da 570 cavalli, capace di raggiungere i 325km all’ora e schizzare da 0 a 100 in 3,4 secondi. Targa? Personalizzata, ça va sans dire. Leggermente diversa, però, dalla sigla dell’auto. Dato che i caratteri dovevano essere 7, la rockstar inglese vi ha fatto inserire la “P” del suo secondo nome. Ecco che la 'SPEC' è stata targata SP12 EPC. Chissà se, quando porta la sua "rossa" fuori la sera, le sussurra “You’re wonderful tonight”. Lei se lo merita senz'altro. Senza considerare che è l'unica che è, e sarà sempre, soltanto sua.

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