Ultimo aggiornamento  27 giugno 2019 10:10

Per distrarsi alla guida basta un panino.

Patrizia Licata ·

In Europa la disattenzione alla guida è responsabile del 10-30% degli incidenti stradali, stima la Commissione europea. Lo smartphone resta la causa di distrazione numero uno, ma non è l’unica, sottolinea l’analisi “Driving while distracted” pubblicata da Iam RoadSmart, associazione benefica della Gran Bretagna impegnata nella sicurezza stradale.

Gesti come accendere una sigaretta, mangiare un panino o raccogliere un oggetto caduto ci sottraggono quei pochi istanti di attenzione sufficienti per non accorgerci che un pedone sta attraversando, che siamo usciti dalla nostra corsia o che il semaforo è diventato rosso. 

Niente litigi in macchina

Anche i bambini possono distrarre fortemente il conducente, se lo costringono a distogliere continuamente occhi e orecchie dalla strada: mamme e papà ne sono ben consapevoli. Forse più trascurato l’effetto di quello che gli inglesi chiamano il “backseat driver”: il passeggero che discute tutto il tempo del percorso scelto e dello stile di guida di chi sta al volante. È la stessa Iam RoadSmart a mettere in evidenza questi fattori: per gli automobilisti britannici i bambini in auto sono la prima causa di distrazione alla guida (29% delle risposte), seguiti dal gesto di cambiare canale alla radio (27%), l’interazione col passeggero che discute su quale percorso fare (26%), le chiamate sul cellulare (24%) e l’uso del navigatore satellitare (15%). 

Attenzione allo stress

La distrazione colpisce spesso chi si sposta in macchina per lavoro. In questi casi, nota Iam RoadSmart, il fattore stress può diventare particolarmente rilevante: siamo presi dai pensieri sugli impegni che ci aspettano, andiamo di fretta e il cellulare continua a squillare o a ricevere messaggi. Nello studio “The Battle for Attention” l’associazione svela che il 22% degli automobilisti nel Regno Unito guida distratto dallo stress (per esempio, ha avuto una giornataccia al lavoro), il 21% pensa a quello che dovrà fare una volta a destinazione e un altro 21% si dice preso dai pensieri sui familiari e le relazioni personali.

La tecnologia non è un alibi

Secondo i dati del ministero dei Trasporti britannico (Department for Transport) nel 2017 gli incidenti causati dalla disattenzione in Gran Bretagna sono solo il 10% in meno (4.639) rispetto al 2007 (5.173) e hanno purtroppo causato l’11% di decessi in più. Su questo dato pesa l’utilizzo crescente dello smartphone: gli incidenti legati a questa distrazione sono aumentati del 37% e sono responsabili del 59% delle fatalità.

I sistemi Adas (Advanced driver assistance systems) disponibili sulle auto di nuova generazione migliorano la sicurezza ma, secondo Iam, non sempre fanno la differenza perché, paradossalmente, rappresentano un deterrente per l’automobilista a restare vigile. Una macchina super-accessoriata e sicura non ci autorizza a disinteressarci di ciò che avviene sulla strada. Costruttori d’auto e fornitori tecnologici dovrebbero collaborare ancora più da vicino per mettere a punto sistemi che stimolano il conducente a non abbassare la guardia, dice l’associazione.

L’auto deve parlare

Bene dunque le tecnologie che monitorano chi guida (per esempio, contro i colpi di sonno) o che permettono di impartire i comandi con la voce. Tuttavia uno degli esperti sentiti da Iam, il professore Neville Stanton dell’Università di Southampton, sostiene che, per un decisivo passo in avanti sulla sicurezza, la macchina dovrebbe “parlare” al conducente come se fosse il suo co-pilota, così da mantenere alto il suo livello di attenzione. “Può trattarsi di messaggi vocali del tipo: stai correndo, la musica è troppo alta, hai superato la distanza di sicurezza. Magari ce ne siamo già accorti. Magari no”, dice Stanton.

Secondo il professore, la cui specializzazione è “il fattore umano nei trasporti”, la chiave è evitare che il conducente (pensiamo anche alle flotte di pullman e Tir) si annoi o diventi “troppo sicuro di sé” perché ci sono i sistemi di assistenza automatizzati: “Guai a sentirsi di non avere niente da fare quando stiamo guidando”. 

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