Ultimo aggiornamento  17 novembre 2019 00:40

Il design mette la cravatta.

Edoardo Nastri ·

Design e logica degli affari non sono due elementi incompatibili tra loro. Da qualche tempo a questa parte nell’industria automobilistica globale si assiste a un progressivo avvicinamento delle due discipline che ha portato alcuni designer di successo, che spesso appaiono con vestiti eccentrici e scarpe dai colori appariscenti, a entrare nei consigli direttivi delle aziende d'appartenenza o ad avere ruoli dirigenziali apicali, al fianco di abiti scuri e camicie bianche. Freddi calcoli e creatività, precisione e sregolatezza: tutti sono seduti allo stesso tavolo. 

Laurens van den Acker

E’ di pochi giorni fa la notizia che Thierry Bolloré, direttore generale del gruppo Renault, ha modificato la composizione del Comitato Esecutivo del costruttore francese inserendo, tra gli altri, anche Laurens van den Acker, responsabile del design del gruppo dal 2009. L’azienda ha fatto sapere che il rinnovato board dell’era del dopo Ghosn è stato nominato per rispondere alle esigenze e ai grandi progressi dell’industria automobilistica.

La nomina è sicuramente un riconoscimento al lavoro del designer olandese ma rivela anche quanto la ricerca stilistica sia diventata importante per l'industria automobilistica. Le nuove sfide per ottenere materiali sostenibili, leggerezza di proporzioni e superfici e il cambiamento della concezione del volume di un veicolo nell'era dell'elettrico e dell'autonomo sono elementi cruciali per il futuro, e gli uomini di finanza sembrano averlo capito.

Renault non è nuova a questo tipo di nomine. Nel 1995 il consiglio direttivo aveva eletto Patrick le Quément, allora responsabile del design, membro del board. Le Quément ha rivoluzionato l'immagine delle auto del costruttore e sul suo curriculum ci sono progetti di ogni genere. Tra quelli d'avanguardia ricordiamo l'Avantime e la Vel Satis, vetture innovative e dallo stile estremamente dirompente, ma che dal punto di vista commerciale non hanno avuto successo.

Bruno Sacco

Nel 1993 il designer italiano Bruno Sacco veniva nominato membro del consiglio direttivo di Mercedes-Benz. Sacco, capo del design del costruttore tedesco dal 1987 e papà della berlina 190, dopo aver passato 41 anni in Mercedes si è ritirato nel 1999 lasciando il testimone a Peter Pfeiffer.

Thomas Ingelath 

Sono almeno altri due gli esempi che seguono questo filone. Thomas Ingelath, già responsabile del design globale di Volvo, a luglio del 2017 è stato nominato ceo di Polestar, il brand del gruppo dedicato a elettriche e sportive. Il designer tedesco ha il merito di aver dato un nuovo volto moderno e stilisticamente convincente alle vetture svedesi, grazie anche agli investimenti della proprietà cinese Geely. La scorsa settimana Ingelath è stato escluso dal board di Volvo di cui faceva parte, ma ha mantenuto la carica di ceo del marchio Polestar e la responsabilità dello stile del costruttore svedese. 

Peter Schreyer e Fan Zhang

Anche in Asia la pratica sembra diffusa. Uno degli stilisti ad assumere ruoli al di là delle sole competenze di settore è stato Peter Schreyer, nominato nel 2012 presidente di Kia Motors Corporation. Il tedesco non è del board direttivo, ma ha scalato diversi ruoli dirigenziali come quello di vice presidente esecutivo, pur mantenendo la carica di responsabile dello stile dell'intero gruppo coreano (che comprende anche Hyundai). Inoltre è il primo uomo non di nazionalità coreana a ricoprire un ruolo di tal prestigio in azienda.

Sono evidenti le doti di Schreyer, che ha lavorato per 25 anni in Volkswagen e Audi, a lui la paternità della prima TT del 1998, basta vedere l’evoluzione stilistica che le vetture Hyundai e Kia hanno avuto negli ultimi tempi. Se ne accorse addirittura Ferdinand Piëch (ex presidente di Volkswagen Group) che durante un’intervista si lasciò sfuggire un nostalgico “non avremmo dovuto lasciarlo andare via”.

C'è poi Fan Zhang, vice presidente del gruppo cinese Gac e contemporaneamente capo dello stile del gruppo, con cui Fca ha una joint venture per la produzione locale di vetture dal 2010. Nel 2015, la partnership è stata ampliata con l'avvio della produzione della Jeep Cherokee presso lo stabilimento Gac-Fca situato a Changsha. Forme, superfici, ricerca di volumi e materiali sembrano argomenti convincenti affinché chi si occupa di design ricopra ruoli sempre più importanti. E chissà chi sarà il prossimo. 

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