Ultimo aggiornamento  22 aprile 2019 01:00

Bruce Willis: dal frigo alle muscle car.

Giuseppe Cesaro ·

Può un frigorifero cambiarci la vita? Può renderci ricchi e famosi, permetterci di dare sfogo alle nostre passioni e, magari, consentirci di riempire di muscle car il nostro garage? No? Ne siete sicuri? Leggete qui. 1988. Jeb Stuart, sceneggiatore americano, sta curando la riduzione cinematografica di un romanzo di Roderick Thorp: “Nothing Lasts Forever” (“Nulla è eterno, Joe” nell’edizione italiana). È la storia di Joe Leland, un detective in pensione della Polizia di New York e del suo difficile rapporto con la figlia quarantenne.

Nella speranza di un riavvicinamento, la donna - che vive a Los Angeles - ha invitato il padre alla festa per la vigilia di Natale, che si tiene nel grattacielo in cui lavora. Una sera, Stuart litiga con la moglie e decide di uscire. Quello che ci vuole è un giro in macchina. Lo aiuterà a scaricare la tensione e a schiarirsi le idee. All’improvviso, però, il portellone del camion che precede l’auto di Jeb si spalanca, e un frigorifero vola in mezzo alla strada. Per fortuna, l’uomo riesce a frenare appena in tempo e ad evitare il peggio. Riporterà solo lievi contusioni. Lo spavento, però, è grande. L’uomo si rende conto che avrebbe potuto morire. E, se fosse andata così, non avrebbe mai fatto in tempo a dire a sua moglie: “Mi dispiace”. Ecco che, in quell’istante, la sceneggiatura cambia rotta. Non più un detective in pensione, ma un aitante poliziotto: John McClane; non più una figlia quarantenne, ma una giovane moglie: Holly Gennaro. Nasce così “Trappola di cristallo” (1988), primo – fortunatissimo - capitolo di una – altrettanto fortunata – serie, dedicata alle avventure del poliziotto newyorkese. La saga “Die Hard”, proseguirà con altri quattro film: “58 minuti per morire” (1990), “Duri a morire” (1995), “Vivere o morire” (2007) e “Un buon giorno per morire” (2013).

Non solo "Die Hard"

Protagonista? Walter Bruce Willis, nato nella base Usa di Idar-Oberstein (cittadina tedesca della Renania-Palatinato: curiosamente la stessa regione nella quale è nato Stuart) il 19 marzo 1955: 64 anni martedì prossimo. Il trentatreenne Willis, otterrà la parte della vita dopo il rifiuto di una nutrita serie di colleghi tra i quali Don Johnson, Arnold Schwarzenegger, Michael Madsen, John Travolta e Robert De Niro.

“Trappola di cristallo” farà la fortuna di Willis, che verrà lanciato nell’Olimpo hollywoodiano: 90 film in meno di 40 anni di carriera. Lo dirigeranno alcuni tra i più grandi registi americani (Altman, Besson, De Palma, Edwards, Gilliam, Lumet, Tarantino, Soderbergh, Zemeckis) e apparirà in titoli cult come: “Il falò delle vanità” (1990), “Pulp Fiction” (1994), “L'esercito delle 12 scimmie” (1995), “Il quinto elemento” (1997) e “Sin City” (2005). Tutto grazie a un frigorifero.

Passione muscle

Se è vero che, come recita un’antica saggezza, “similes cum similibus”, non stupisce che un uomo con quello sguardo, quel fisico, quel carattere e quel pedigree cinematografico ami le muscle car. Più che un semplice appassionato, 'Mr. Die Hard' è un collezionista di tutto rispetto. Impossibile ricordare tutte le meraviglie sulle quali ha posato le fortunate mani. Alcune, però, meritano senz’altro una menzione speciale.

Charger 68

Come la Dodge Charger 1968, ad esempio. Un fastback coupé, equipaggiato con un V8 440 Chrysler da 7.206cm3 e 375 cavalli, in grado di raggiungere i 213km/h e passare da 0 a 100 in 6 secondi. La Charger è un regalo dell’attrice Demi Moore (allora sua moglie). È il 1998. Una decina d’anni dopo, Willis la venderà a Jay Kay, frontman dei Jamiroquai.

Corvette ‘57

Splendida, non c'è dubbio, la Chevrolet Corvette 1957: una coupé due porte decappottabile, "White Polo". La Chevy era disponibile anche in nero onice, rame azteco, verde cascata, azzurro Artico, rosso veneziano e argento Inca. Lunga poco più di 4 metri (4.267mm), larga quasi 1,8mt (1.791mm), pesava a vuoto 1320 chili, montava un motore di 4.638 cm3 da 220 cavalli, che le faceva toccare i 182km/h e la spingeva da 0 a 100 in 8 secondi. Una delle più belle sportive americane di sempre: sintesi perfetta di eleganza e potenza.

Stingray ‘67

Decisamente sorprendente, per le linee fortemente innovative e per la potenza, la Chevrolet Corvette C2 Stingray del 1967 (una delle 14.436 prodotte quell’anno), elegantissima nella sua livrea ‘Marlboro Maroon’: una sfumatura di bordeaux tra amaranto e amarena. La C2 era disponibile anche in nero smoking, bianco ermellino, rosso rally, avion, grigiazzurro, azzurro mare, verde oliva, giallo sole e argento perla. Detta Stingray perché il suo profilo, visto dall’alto, ricorda quello di una ‘pastinaca’ (un pesce assai simile alla ‘razza’) era lunga 4,450, larga 1,751 e alta 1,265mt, pesava 1.435kg ed era equipaggiata con un V8 5.354 di cilindrata da 300 cavalli, che le faceva toccare i 211km/h e passare da 0 a 100 in 6,6 secondi.

Firebird ‘68

Bella e dalle linee decisamente aggressive, la Pontiac Firebird 400 1968: una sportcar decappottabile a due porte, trazione posteriore. 4.8 metri di lunghezza, 1.8 di larghezza e 1.26 di altezza, pesava 1.666kg, era animata da un sorprendente GM Pontiac 400 V8 di 6.558cm3, da ben 330 cavalli, che le consentiva una velocità massima di 190km/h e la faceva accelerare da 0 a 100 in 6.4 secondi.

Shelby GT500 ‘68

Bellissima e sfrontatamente ‘corsaiola’, la Shelby GT500 rossa del 1968, variante della Mustang, costruita tra 1965 e 1968 in poco più di 2mila esemplari, solo 517 dei quali ‘scoperchiabili’. Più che un’auto, un mito. Sotto il cofano uno straripante 428 “Cobra Jet” 7000 di cilindrata che dichiarava 335 cavalli. Dato, però, che si trattava di ‘cavalli imbizzarriti’, correvano come 400, spingendo i 1.608kg della Mustang fino a 213 all’ora, passando da 0 a 100 in 5.7 secondi. Niente male per un fastback coupé.  Non sbagliò, dunque, Mr. Shelby ad aggiungere al nome la sigla KR: chi altri, se non la GT500, avrebbe avuto il diritto di fregiarsi del titolo di “King of the Road”?

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