Ultimo aggiornamento  21 marzo 2019 06:33

Brutto clima, è tempo di agire.

Patrizia Licata ·

Il 15 marzo il mondo giovanile e non solo scende in piazza per il Global Strike For Future, una mobilitazione globale in nome della difesa dell'ambiente e per dare un futuro ecosostenibile al nostro pianeta: l'evento fa seguito agli appuntamenti #fridaysforfuture, nati dalla protesta della giovane attivista svedese Greta Thunberg

Rispettare i patti della Cop 21 di Parigi e della Cop 24 di Katowice e andare oltre, con l'obiettivo di impedire l'aumento della temperatura globale di 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali: sono queste le richieste che il popolo del #fridaysForFuture avanza con lo sciopero del 15 marzo. 

In Italia sono previste quasi 150 manifestazioni, che hanno come cuore pulsante soprattutto la scuola; nel mondo gli appuntamenti saranno almeno 1.325 in un centinaio di nazioni. L’Italia, riporta Legambiente, è il secondo paese per numero di adesioni, dopo la Germania (190) e prima degli Stati Uniti (136). 

L’auto elettrica è una risposta

L’inquinamento atmosferico non viene causato solo dai trasporti, ma da numerose attività industriali. I costruttori di veicoli cercano però di fare la loro parte: i piani di investimento per i prossimi cinque-dieci anni resi noti finora da 29 case automobilistiche mondiali parlano di una spesa di almeno 300 miliardi di dollari per sviluppare e costruire le auto elettriche e le loro componenti.

I costruttori tedeschi, che sborseranno in tutto 139,5 miliardi, sono i maggiori investitori globali per l’elettrificazione delle auto. Martedì scorso, il gruppo tedesco Volkswagen ha annunciato un potenziamento della propria strategia di elettrificazione: i nuovi modelli elettrici pronti nei prossimi 10 anni saranno 70 e non più 50 come previsto in precedenza e l’obiettivo è la neutralità della flotta in termini di CO2 entro il 2050. 

Lo sforzo, però, deve essere globale: in tutti i paesi e in tutti i settori. L’auto elettrica ha bisogno di energia da fonti pulite e di controllare impatto e smaltimento delle batterie; le industrie diverse dai trasporti dovranno farsi carico della loro parte e convertirsi all’economia green.

Fa male al cuore

Gli ultimi dati diffusi dallo European Heart Journal sulla relazione tra inquinamento atmosferico e mortalità per patologie cardiache dovrebbero fornire la prova decisiva agli eco-scettici: i combustibili fossili uccidono. Gas serra come anidride carbonica, ossidi di azoto e polveri sottili non fanno male solo all’ambiente, ma alla salute delle persone, e incidono su malattie cardiache e aspettativa di vita al doppio del ritmo stimato solo tre anni fa.

Secondo lo studio scientifico, in media nell’Unione europea lo smog riduce l’aspettativa di vita di 2,1 anni e uccide 129 persone ogni 100mila (per l’Italia si tratta di una riduzione di 1,9 anni dell’aspettativa di vita e di 136 morti ogni 100mila attribuite alla malattie cardiovascolari). I calcoli attribuiscono, nel 2018, almeno 659mila morti all’effetto dell’inquinamento atmosferico, per lo più come fattore scatenante di patologie cardiovascolari; il dato è il doppio di quello stimato nel 2015.

Cosa si può fare

Lo studio ha effettuato un altro calcolo: ha ipotizzato l’eliminazione delle emissioni legate ai combustibili fossili, in linea con l’obiettivo degli accordi sul clima di Parigi di contenere sotto i 2 gradi centigradi l’aumento delle temperature globali. Usando solo energia green, nell'Europa a 28 paesi potremmo evitare in media 434mila decessi l’anno e aspettarci di vivere almeno 1,2 anni in più. Con fonti di energia pulite il tasso di mortalità attribuibile all’inquinamento sarebbe ridotto del 55%.

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