Ultimo aggiornamento  06 dicembre 2019 04:05

Auto e Borsa 2018: come è andata.

Monica Secondino ·

Il 2018 è stato un anno difficile per il settore automotive in Borsa. In Europa l'unico costruttore a ottenere un risultato positivo è stato Peugeot, che ha chiuso il periodo facendo registrare un +7,70% nelle quotazioni. Per tutti gli altri si parla di perdite e a doppia cifra: Bmw e Volkswagen rispettivamente -18,58% e -16,54%; quasi il doppio per Daimler e Renault, il primo -35,16% e il secondo -35,61%. Resta da decidere come si voglia considerare Fca, se europea o americana visto che la maggior parte dei suoi margini derivano dal mercato oltre oceano: in ogni caso il marchio ha chiuso con un -14,94%.

I movimenti dei titoli legati al settore auto vanno inseriti in un contesto più ampio nel quale gli indici di riferimento in Europa, Eurostoxx 50 ed Eurostoxx 600 hanno perso circa il 14%, mentre il settoriale del comparto auto ha lasciato sul campo oltre il 28%

America in altalena e Asia giù

In America non è comunque andata molto meglio e, se l’S&P ha perso lo scorso anno solo l’1,57% in euro, il settoriale delle auto è calato del -24,95%. I diversi costruttori degli States hanno reagito comunque molto diversamente: General Motors ha fatto registrare un -14,33%, Ford ha chiuso a -35,70%. Tutto il contrario di Tesla, salita a +12,21%. 

Le difficoltà europee e nord americane si trasformano in una vera disfatta se diamo un’occhiata ai costruttori asiatici. Tata Motors ha lasciato in euro sul terreno -61,98%, Geely  ha chiuso a -47,72%, Toyota -6,85% e Hyundai -18,67%.

Le ragioni della crisi

I motivi dietro a performance così negative - concentrate in particolare verso la fine del 2018 - sono diversi: paura della guerra commerciale tra Usa e Cina, preoccupazione per una Brexit fuori controllo, timori di una nuova recessione mondiale e ancora preoccupazione che la Federal Reserve (la Banca centrale americana) potesse alzare i tassi troppo velocemente. L’inizio del 2019 ha portato con sé qualche schiarita e anche vigorosi rimbalzi nelle quotazioni

Lo spettro della sicurezza

Nonostante i segnali incoraggianti, rimangono alcuni aspetti che potrebbero condizionare molto il futuro del settore automotive. Dal 17 febbraio infatti, sulla scrivania del presidente Trump c’è il report in cui è scritto che i veicoli importati rappresenterebbero una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. L'inquilino della Casa Bianca ha ora 90 giorni di tempo per decidere o meno se imporre dazi ed eventualmente di che entità.

Finché la paura di una guerra economica sulle auto non si sarà dissolta è difficile pensare che il settore possa riprendere smalto. Uno studio della National Automobile Dealers Association pubblicato su Bloomberg riporta stime secondo le quali le tariffe porterebbero un aumento di 2.270 dollari per le auto costruite in America e di 6.875 dollari per le importate. In Europa sarebbero i tedeschi a pagare il prezzo più alto. 

L'inizio del 2019 è buono

Intanto il 2019 in America è iniziato con Ford e General Motors che hanno recuperato più o meno il 15% mentre Tesla è calata e registra un -12%. In Europa, invece, regina del mercato borsistico si conferma Peugeot, con un +18%. In Asia quella che sta facendo meglio è Geely che, dall’inizio dell’anno, ha recuperato, in euro, più del 18%. 

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