Ultimo aggiornamento  25 giugno 2019 18:56

Le Aston Martin di Craig e di Bond.

Giuseppe Cesaro ·

È forse lo spot più bello dedicato a un’Olimpiade. Protagonisti, Elisabetta II d’Inghilterra – che, dando prova di un’eccellente dose di autoironia, interpreta se stessa – e Daniel Wroughton Craig, attore britannico nato a Chester (nordovest dell’Inghilterra al confine col Galles) il 2 marzo 1968: 51 anni fa, lo scorso sabato. Parliamo di Craig quale miglior pretesto per parlare di James Bond e delle sue celeberrime Aston Martin. E lo spot ci serve per mettere in moto.

Londra. 27 luglio 2012. Una ventina di minuti dopo le otto. Un taxi nero, varca i cancelli di Buckingham Palace, attraversa il cortine d’onore e si ferma davanti al tappeto rosso che veste i grandini di un atrio imponente, circondato da possenti colonne doriche. Un uomo in tuxedo scende dall’auto. Con passo affrettato, sale il grande scalone di marmo bianco, attraversa un maestoso corridoio, tempestato di quadri antichi, specchi e preziosi candelabri e orlato di poltrone e divani oro e rosa in stile impero. “Buonasera”, lo accoglie un azzimato commesso, in uniforme nera, con il petto ingombro di decorazioni. “Buonasera”, risponde il tuxedo. Le decorazioni bussano a una grande porta bianca, la aprono ed entrano in una grande stanza, seguite dal tuxedo. Con misurata solennità, il commesso annuncia l’ospite. L’uomo fa tre passi avanti, poi si ferma, rimanendo in silenziosa attesa. Al suo scrittoio personale, un’elegante signora – chioma candida e immacolata, impeccabile abito ricamato color salmone - è intenta a ultimare una lettera.

Il tuxedo attende, immobile, per qualche istante. La maestosa pendola sullo sfondo batte le 8.30. Il tempo stringe. L’uomo – capelli biondi, impenetrabili occhi azzurri, corporatura atletica e nervosa – si lascia sfuggire un leggero colpo di tosse. La donna allo scrittoio si volta. Senza fretta, però. Il mondo è fatto per lei, non lei per il mondo. Lo ha imparato molti anni prima. Sessanta, per la precisione: il 2 giugno 1953 quando, nell’Abbazia di Westminster, Geoffrey Fisher, Arcivescovo di Canterbury, l’ha incoronata – a soli 26 anni - Regina di Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Ceylon e Pakistan, e lei ha assunto anche il ruolo di capo del Commonwealth e della Chiesa d'Inghilterra. “Buona sera, Mr. Bond”, dice la Regina, lasciando lo scrittoio e avvicinandosi all’uomo, senza riuscire a non accennare un sorriso compiaciuto e sornione. “Buona sera, Vostra Maestà”, risponde Bond, James Bond, agente del MI6, con licenza d’uccidere, come spiega il doppio zero della sua sigla. Sua Maestà lascia la stanza. Bond la segue, un passo dietro di lei, scortandola all’elicottero che li attende per accompagnarli all’Olympic Stadium, dove, di lì a una manciata di minuti, la Regina dovrà presenziare alla cerimonia di apertura dei Giochi della XXX Olimpiade dell’era moderna.

Spot regale

Spot geniale. Craig è noto per aver dato nuova dignità all’agente 007, personaggio creato nel 1953 dalla brillante penna dello scrittore e giornalista inglese Ian Lancaster Fleming (Londra, 1908 – Canterbury, 1964). Fleming, ufficiale della Royal Navy durante la Seconda Guerra Mondiale, era stato arruolato nel Servizio Informazioni della Marina: esperienza che gli sarebbe servita come ispirazione per le avventure dell’agente segreto più famoso del cinema e della letteratura. Prima di Craig, vale solo ricordare i 5 leggendari Bond interpretati dall’inarrivabile Sean Connery – per molti l’unico vero Bond - (“Licenza di uccidere” - 1962, “Dalla Russia con amore” - 1963, “Missione Goldfinger” - 1964, “Thunderball” - 1965, “Si vive solo due volte” - 1967 e “Una cascata di diamanti” - 1971: “Mai dire mai”, 1983, non è considerato un “Bond ufficiale”)…

Rinascita Craig

Nei panni dell’agente segreto Craig appare in quattro film (“Casino Royale” - 2006, “Quantum of Solace” - 2008, “Skyfall” – 2012 e “Spectre”, 2015 – ma l’attore inglese interpreterà anche il prossimo film della saga: il n° 25) ed è responsabile – anche grazie a sceneggiature e regie decisamente più solide che in passato – di una vera e propria rinascita dell’agente 007, al quale è riuscito a dare una dimensione più umana, più reale e più seria che lo ha reso il Bond più amato dopo Connery. Scusate se è poco.

Mito Aston Martin

Sin dalla sua prima apparizione in “Goldfinger” (1964), sebbene i gioielli del marchio inglese non siano presenti in tutte le pellicole della serie, si può dire che senza le Aston Martin Bond non sia davvero Bond. Prodotta dal 1963 al 1965, la DB5 Grand tourer è la Bondcar per eccellenza. Un coupé da sogno, icona di stile ed eleganza, che, in quasi sessant’anni di onorato (e tutt’altro che tranquillo) servizio, non ha mai visto nemmeno appannarsi il suo fascino senza tempo. Linee morbide e arrotondate, ha un’apparenza angelica e un’anima diabolica, anche grazie al sorprendente (e, per l’epoca, avveniristico) armamento del quale “Q” (il responsabile della sezione che rifornisce di armi, gadget e nuove tecnologie gli agenti doppio zero) l’ha dotata: schermo posteriore antiproiettili, due mitragliatrici Browning calibro 30 nascoste dietro alle frecce anteriori, lame trancia pneumatici retrattili (ispirate ai rostri rotanti delle bighe di Ben Hur), cortina di fumo, getti di olio e acqua, sedile passeggero eiettabile, targhe girevoli e schermo radar per visualizzare la posizione di un altro veicolo entro un raggio di 150 miglia (240km), praticamente un precursore dell’odierno GPS. Il gioiello-simbolo di 007 verrà distrutto (ovviamente si tratta di un modellino in miniatura) a colpi di mitragliatrice pesante dall’elicottero di Raoul Silva – il super-cattivo di “Skyfall”, magistralmente interpretato da Javier Barden. Per fortuna, però, riapparirà in via di restauro in Spectre, per la gioia di tutti i fan della serie. Lunga vita a Sua Maestà DB5.

DBS V12 “Casino Royale”

Prodotta dal 2007 al 2012, e presentata ufficialmente al Concours d'Elegance di Pebble Beach, la DBS V12 di “Casino Royale” ha sostituito la Martin Vanquish S 2004 come l'ammiraglia del marchio. Cui segue l'Aston Martin DB10, coupé a due porte - V8 da 4.7 litri, che la spinge fino a 305 km/h – guidata da Craig e realizzata appositamente per “Spectre”, per celebrare la cinquantennale partnership tra 007 e il prestigioso marchio inglese. Potete ammirarne fascino e potenza in un inseguimento mozzafiato tra le strade di Roma, al termine del quale Bond incendia la Jaguar C-X75 (4 motori elettrici, uno per ruota, da 195 cavalli, per un totale di 780 cavalli, 330km/h, da 0 a 100 in 3,4 secondi) dell’indistruttibile sicario Mr. Hinx, prima di lanciare la DB10 nel Tevere, sparandosi fuori dall’auto all’ultimo istante, per planare placidamente sul Lungotevere, grazie al paracadute.

La cara vecchia DB5

Puro distillato di spirito bondiano la scena nella quale, Craig accarezza la carrozzeria della vecchia DB5, che i restauratori del MI6 stanno cercando di ricostruire, dopo la distruzione avvenuta in “Skyfall”. “Ci porterà via un sacco di tempo – commenta il giovane “Q” - non c’era rimasto molto su cui lavorare: solo il volante. Mi sembrava di averti detto di riportarla indietro in “un solo pezzo” (“in one piece”: “intera”) e non di riportarne indietro un solo pezzo (“one piece”)!”

Caro “Q”, dovresti saperlo più di chiunque altro: Bond è fatto così: l’impossibile lo fa “sul campo”. Non si può certo pretendere che conceda il bis in ufficio.

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