Ultimo aggiornamento  15 settembre 2019 11:37

L'auto in Italia tra bonus e malus.

Edoardo Nastri ·

Dall'1 marzo entrano in vigore eco-bonus ed eco-tassa istituiti dall’ultima legge di Bilancio (145/2018) approvata a fine dicembre 2018. L’incentivo o la tassazione sono calcolati sulla base delle emissioni di CO2 delle vetture interessate e incide sul prezzo di listino. Al momento di scrivere manca ancora il decreto attuativo per gli incentivi, che ha bisogno di un passaggio alla Corte dei conti.

L’eco-bonus si applica anche ai veicoli acquistati con contratto di leasing ed è a termine: fino al 31 dicembre 2021. I soldi messi a disposizione dallo Stato sono limitati: 60 milioni di euro per il 2019 e 70 milioni sia per il 2020 sia per il 2021. A proposito dei limiti di spesa, secondo le ultime indiscrezioni dal ministero dello Sviluppo economico, per quest’anno le risorse verranno stanziate in diverse fasi: 20 milioni saranno disponibili da subito per 120 giorni, mentre i 40 milioni rimasti saranno suddivisi in altri momenti dell’anno. La stessa cosa accadrà per il 2020 e per il 2021, anche se al momento non si conoscono ancora i dettagli della suddivisione in tranche.

Come funziona il bonus

Per capire se la vettura che si vuole acquistare rientra o meno nel provvedimento di bonus basta guardare le emissioni di CO2 riportate nella scheda tecnica. Il modello scelto deve avere un prezzo di listino inferiore a 50mila euro iva esclusa. L’importo degli incentivi cambia a seconda che si decida, contestualmente all’acquisto dell’auto nuova, di rottamarne una con motorizzazione benzina o diesel Euro 1,2,3 o 4. Attenzione: le Euro 0 sono escluse dal provvedimento. Ecco gli importi del bonus:

Con rottamazione:

- 6.000 euro per vetture con emissioni di Co2 da 0 a 20 g/km

- 2.500 euro  per vetture con emissioni di Co2 da 21 a 70 g/km

Senza rottamazione:

- 4.000 euro per vetture con emissioni di Co2 da 0 a 20 g/km

- 1.500 euro per vetture con emissioni di Co2 da 21 a 70 g/km

Come funziona il malus

Il provvedimento introdotto prevede anche una tassa per le vetture più inquinanti. La soglia da cui si parte per pagare l’accisa è 160 grammi per chilometro di CO2. L’eco-tassa è un’una tantum che l’acquirente deve pagare in fase d’immatricolazione del veicolo. La tassa si pagherà con un modulo F24 in cui il proprietario dovrà inserire il numero di telaio del veicolo. L'Agenzia delle entrate ha pubblicato il codice tributo (n.3500) nei giorni scorsi. Ecco gli importi del malus:

- 1.100 euro per vetture con emissioni di Co2 da 160 a 175 g/km

- 1.600 euro per vetture con emissioni di Co2 da 176 a 200 g/km

- 2.000 euro per vetture con emissioni di Co2 da 201 a 250 g/km

- 2.500 euro per vetture con emissioni di Co2 oltre i 250 g/km

Dubbi sull'efficacia

Al momento in cui si scrive la norma agevola solo ibride plug-in ed elettriche, escludendo dal bonus le vetture elettrificate con prezzi più abbordabili: le ibride tradizionali. Un’occasione persa, dettata da ragioni economiche perché sarebbero mancate le risorse necessarie. Una norma d’incentivo che avesse compreso anche le ibride più “comuni” avrebbe potuto agevolare un passaggio all’elettrificazione necessario, graduale e diffuso.

A parlare sono i numeri: nel 2018 avrebbero beneficiato dell’eco-bonus solo lo 0,5% delle vetture vendute. In assoluto i sei mila euro di bonus per un’auto elettrica non sono pochi, ma insufficienti per renderle popolari. Gli effetti dell’eco-tassa probabilmente non si vedranno sul mercato italiano. Se si guardano i dati di vendita del 2018, solo il 2,9% dell’immatricolato nel nostro paese sarebbe stato tassato. Una norma che, per come è stata strutturata, rischia di non portare alcun effetto.

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