Ultimo aggiornamento  18 ottobre 2019 21:14

Buon compleanno Niki.

Leo Turrini ·

Oggi Niki Lauda compie 70 anni. Il pilota austriaco è stato tre volte campione del mondo. Due delle quali con la Ferrari. In questi giorni corre la sfida più importante cercando l'accelerazione decisiva per mettere alle spalle i recenti problemi ai polmoni. Festeggiamo il compleanno con il racconto di una memorabile domenica a Monza.

Impressioni di settembre

Quella domenica di fine estate un giovane stava guidando a tutta velocità in autostrada verso Modena. Non badava ai limiti previsti dal Codice e fu fermato dalla Polizia. Patente e libretto, intimarono gli agenti al tizio in questione. “Ah, ma è lei Montezemolo, il direttore sportivo della Ferrari! E allora vada, vada. E grazie per l’emozione di oggi a Monza...”
7 settembre 1975. Non una data qualsiasi, nella storia del mondo automobilistico. E non solo perché al futuro presidente della Rossa venne risparmiata una multa salata. Il piccolo episodio di un verbale mai compilato, aiuta a comprendere cosa abbia significato - oserei dire persino nell’immaginario collettivo di una nazione - quella domenica consumata sotto il sole della Brianza.

7 settembre 1975. La fine di un incubo statistico e sportivo per i tifosi della Casa di Maranello. Era dal remoto 1964, stagione nella quale l’ex centauro John Surtees si era laureato campione del mondo con la monoposto del Cavallino, che un pilota della Ferrari non conquistava il titolo iridato della Formula 1. E undici anni, nello sport delle corse, rappresentano una era geologica. Una sorta di maledizione biblica. Quasi la testimonianza di un declino cui il Bel Paese, dopo l’euforia del boom, sembrava malinconicamente consegnato.
E invece. La consacrazione di Niki Lauda, terzo sul traguardo di un Gran Premio d’Italia dominato dal compagno di scuderia, il ticinese Clay Regazzoni, giustificava l’euforia popolare, estesa anche a quei poliziotti della Stradale. L’Italia non era disposta a retrocedere in serie B. Non con la sua creatività. Non con il suo ingegno. Non con la sua laboriosa generosità.
Ma non c’era solo questo. Non fu semplicemente per un memorabile ordine d’arrivo che quella domenica di Monza entrò a far parte dei ricordi più belli di una generazione. C’era dell’altro. Si sommarono fattori che, con il senno di poi, possiamo addirittura tentare di ricondurre ad una sorta di rivoluzione del costume. Quantomeno di certe usurate abitudini.

 Un’abitudine di famiglia

Tanto per cominciare, proprio da quell’anno, il 1975, la Rai prese l’abitudine di trasmettere in diretta tutti i Gran Premi, sia pure in bianco e nero. Prima, le corse dal vivo sul piccolo schermo erano un evento rarissimo, narrato alla stregua di confuse leggende metropolitane. Con Mario Poltronieri al microfono, il Gp diventava abitudine di famiglia, un gigantesco moltiplicatore della popolarità della Ferrari, resa dalla televisione più vicina al sentimento della gente. Ti vedo, ti guardo, ti amo, con Monza palcoscenico naturale, la Scala del rumore e della passione, anfiteatro riservato ai gladiatori moderni, a Lauda e Regazzoni e al loro rivale, il detentore del titolo, Emerson Fittipaldi, secondo sotto la bandiera a scacchi in quella domenica brianzola.

Probabilmente Enzo Ferrari aveva intuito il mutamento e lo anticipò a modo suo: nel 1974 decise di concentrare nella Formula 1 le risorse del suo reparto corse, rinunciando ai prototipi, Le Mans, Daytona, alle gare in salita e Formula 2. Aveva puntato tutto sui Gp. Il fatto che quella scommessa trovasse completa soddisfazione proprio a Monza, credo fu un segno non casuale del destino. Si dirà che un campionato del mondo resta tale ovunque venga conquistato, ma ci sono simbolismi che valgono più delle aride banalità. Per Enzo Ferrari, la pista del Gp d’Italia era diversa da tutte le altre. Era unica, per il bagaglio di ricordi che si tirava dietro. Per le emozioni giovanili provate in veste di pilota, ma anche per le atroci sofferenze coincise con disastri umani impossibili da rimuovere (la tragedia di Ciccio Ascari, la strage innescata dal povero von Trips). Se c’era un luogo che incarnava quelle gioie terribili mirabilmente descritte dal diretto interessato, ecco, quel luogo era Monza.

Pace con la memoria

Il 7 settembre del 1975, in un delirio di bandiere, in un magma incandescente di entusiasmo, forse il Vecchio fece pace con la memoria, non sempre felice. Merito di Mauro Forghieri e della sua super monoposto con cambio trasversale. Merito dell’imberbe Montezemolo, agli albori di una gloriosa carriera. Merito di Niki Lauda, uno dei più grandi driver di tutti i tempi. Merito di Clay Regazzoni, il vincitore del Gp, un combattente non sempre assistito dalla buona sorte.
Ma lasciate che lo scriva, a distanza di oltre quarant’anni, mentre inesorabilmente i ricordi scolorano: fu merito di Monza, perché solo a Monza poteva essere vissuta e raccontata, una storia così bella.

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