Ultimo aggiornamento  25 aprile 2019 09:48

Audi, esperimento A2.

Massimo Tiberi ·

Non tutte le ciambelle riescono col buco, anche se il pasticciere è fra i più bravi. Talvolta le nuove ricette, magari troppo raffinate e un po’ azzardate, rischiano di non incontrare il gusto del pubblico. E’ quanto è successo ad un marchio premium, di sicuro prestigio come Audi, quando ha cercato d’inserirsi, alla fine degli anni Novanta, con l’orgogliosa autorevolezza del neofita di rango, nel settore delle vetture compatte, abbandonato nel 1978 dopo il non felice esperimento della 50.

Questa volta, con la A2 presentata a Francoforte nel 1999, la casa degli Anelli vuole stupire e mettere nell’angolo la diretta avversaria Mercedes Classe A, anche lei piuttosto originale e non aliena da difficoltà all’esordio (ricordate il test dell’alce?).

Peso leggero

La piccola Audi rompe gli schemi sotto molti punti di vista, frutto di un progetto basato su due imperativi categorici fondamentali: leggerezza e aerodinamica. Obiettivo, conquistare il vertice della categoria con consumi record uniti ad alta qualità e affidabilità del prodotto.

Per la struttura si sceglie così la sofisticata soluzione “space frame”, un telaio a sostegno delle componenti della carrozzeria, prerogativa già della Fiat Multipla e della Renault Espace; il tutto in alluminio, seguendo la strada della ammiraglia A8 al vertice assoluto della gamma. Il design del corpo vettura, inoltre, al quale lavora il belga Luc Donckerwolke (sue saranno poi le Lamborghini Murcielago e Gallardo), interpreta la formula monovolume anche qui con esiti fuori del comune e arditi: la conformazione del lunotto, ad esempio, elimina la necessità del tergicristallo posteriore e il cofano anteriore è praticamente “sigillato”, con accesso ai controlli di olio, liquido raffreddamento e liquido lava parabrezza dalla mascherina frontale.

Il risultato di un’impostazione complessiva tanto all’avanguardia è un peso della A2 inferiore ai 1.000 chilogrammi e un coefficiente CX che, per una delle versioni, arriva addirittura all’eccellente 0,25.

Solo per quattro

L’allestimento dell’abitacolo è invece più classico nell’aspetto, mentre l’alto livello dei materiali e delle finiture non smentiscono la tradizionale cura Audi. Semmai, è lo spazio a disposizione dei passeggeri a non essere generoso e l’omologazione soltanto per quattro persone è penalizzante, soprattutto a fronte della diretta rivale Mercedes che, pur essendo di minore ingombro esterno (lunghezza di 3,58 metri contro 3,83), è una cinque posti e con vano bagagli altrettanto capiente e modulabile.

La meccanica, d’altra parte, non suscita sorprese alimentandosi alla ricca banca del gruppo Volkswagen e con riferimenti in particolare alla Polo. La A2 è una trazione anteriore con sospensioni posteriori semi-rigide, sterzo a cremagliera con servo elettrico, freni a disco anteriori, cambio a cinque marce e non mancano ABS e ESP. I motori a benzina sono quattro cilindri bialbero 16 valvole 1.400 e 1.600 con potenze di 75 e 110 cavalli, mentre i diesel sono a tre cilindri 1.400 da 75 o 90 cavalli e 1.200 da 61. Per quest’ultimo, con trasmissione automatica e start&stop, la casa dichiara un consumo con percorrenze eccezionali, superiori ai 30 chilometri/litro, a conferma della conclamata vocazione della vettura.

Vita breve

Forse eccessivamente anticonformista, cara per la sua collocazione commerciale indubbiamente di fascia alta e con il “total body” in alluminio che suscita perplessità per gli eventuali, difficili interventi di riparazione, l’Audi cadetta avrà vita breve, uscendo di scena nel 2005 venduta in meno di 180.000 unità. Bilancio negativo per il marchio tedesco che tornerà sul tema nel 2010, senza estremismi però, con la A1. 

Tag

A2  · Audi  · Mercedes  · 

Ti potrebbe interessare

· di Massimo Tiberi

L'anno della contestazione è anche quello della nascita del modello del marchio tedesco, risorto dalle ceneri della Auto Union. Dopo tre generazioni si trasforma in A6.