Ultimo aggiornamento  22 maggio 2019 22:51

Mercato Usa, nubi all'orizzonte.

Paolo Odinzov ·

Marchi che cessano la produzione e fabbriche che tagliano turni, licenziando migliaia di lavoratori: per l’industria automobilistica americana sembra essere arrivata l’alba di una probabile recessione. Un periodo nero durante il quale a pagarne maggiormente le spese sarà come di consueto la città di Detroit, capitale statunitense dell’automotive, in controtendenza con l’andamento positivo dell’economia Usa che vede oggi la disoccupazione ai minimi storici.

Dal record alla recessione

Dopo aver chiuso il 2018 con 17,3 milioni di unità, quarto risultato migliore nella storia del Paese, stando alle stime  della National Automobile Dealers Association (Nada), l’associazione dei concessionari degli Stati Uniti, il mercato americano delle automobili e dei light-truck potrebbe scendere a fine 2019 a 16,8 milioni, un calo vicino al 3% imputabile a diversi fattori. Primo fra tutti il crollo delle vendite di berline che ha minato i piani industriali di molti costruttori costringendoli a rivedere le stime di produzione.

Il crollo delle berline

Nel 2018 le berline e altre tipologie tradizionali di vetture, come wagon, minivan e sportive, si sono fermate al 31%. Appena sei anni fa solo le berline rappresentavano il 50% delle targhe totali e secondo le previsioni il segmento andrà incontro a una progressiva riduzione fino a contare il 21,5% di unità nel 2025. Una drastico calo non compensato dall’exploit di suv e pick-up tornati alla ribalta negli Usa: nel 2018 hanno totalizzato il 69% delle immatricolazioni, grazie alla riduzione del prezzo della benzina e alla elevata efficienza delle più moderne motorizzazioni disponibili ormai sulla maggior parte di modelli della categoria.

General Motors la più a rischio

Fra le aziende Usa destinate a pagare maggiormente la situazione c’è General Motors costretta, per evitare il rosso nei bilanci, a tagliare i costi con la chiusura di 5 stabilimenti in Nord America nei quali sono impiegati circa 20mila lavoratori. FCA ha invece già puntato sui nuovi suv Jeep e Ram per uscire dalla “spirale mortale delle berline” come definita dagli stessi manager del gruppo italo americano.

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