Ultimo aggiornamento  27 maggio 2019 16:06

Hyundai, in Cina è crisi.

Valerio Antonini ·

Hyundai ha deciso di tagliare circa 1.500 dipendenti che lavorano nelle sue fabbriche in Cina. I lavoratori saranno licenziati o spostati in altre sedi. Il motivo sarebbe da imputare ai relativamente scarsi risultati commerciali ottenuti l’anno passato in terra cinese.

Le vendite registrate del marchio nel 2018 sono sì leggermente aumentate - 790mila unità rispetto alle 785mila del 2017 - ma non abbastanza per soddisfare le aspettative del costruttore coreano. I numeri sarebbero ben lontani dal target auspicato dal marchio: 900mila auto vendute. Obiettivo forse troppo ottimistico secondo gli analisti di settore, che si aspettano un 2019 ancora più a rischio “crisi”.

Mercato in calo

Per la prima volta dal 1990, il più grande mercato auto del mondo ha rallentato vistosamente (-2,76% su base annua) chiudendo l’anno passato a circa 28 milioni di immatricolazioni. Le 5 fabbriche di Hyundai in Cina vantano una capacità produttiva di 1,65 milioni di veicoli: il doppio rispetto a quelli che arrivano realmente nei concessionari del Paese.

Per sfruttarle appieno, i coreani si augurano di incrementare drasticamente le esportazioni anche in Europa, e stanno pianificando di arricchire la gamma elettrificata con altri 9 modelli entro il 2020. Le elettrificate vendute lo scorso anno in Cina sono cresciute di oltre il 60%, raggiungendo la quota di un milione e 250mila esemplari.

Rivali in ascesa

Hyundai, nel corso degli anni, ha perso terreno rispetto agli agguerriti competitor cinesi. Il gruppo Geely ha venduto oltre un milione e mezzo di auto l’anno passato (in crescita del 20%). Nel 2009, il costruttore coreano si posizionava - insieme a Kia - al terzo posto nella classifica di vendite nel Paese asiatico, dietro solo a General Motors e Volkswagen. Un lontano ricordo.

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