Ultimo aggiornamento  19 marzo 2019 23:46

Paul Newman, pilota per sempre.

Giuseppe Cesaro ·

"Recita la sua parte con il fervore emotivo di un autista di autobus che annuncia le fermate locali". Delle due l’una: o l’attore che aveva impersonato Basilio ne “Il calice d’argento” (1954) aveva sbagliato carriera oppure il critico cinematografico del New Yorker aveva mandato al cinema il suo pesciolino rosso. Tertium non datur. Il film segnava l’esordio sul grande schermo di un aitante trentenne con all’attivo una manciata di apparizioni in qualche serie tv. Chi avrebbe mai immaginato, però, che quel giovane uomo sarebbe diventato una delle stelle più grandi, luminose e affascinanti dell'intero firmamento hollywoodiano? Non il New Yorker, evidentemente. Di chi stiamo parlando? Di Paul Leonard Newman, nato a Shaker Heights (Ohio) il 26 gennaio 1925: 94 anni fa esatti.

Quaggiù qualcuno lo ama

Forse vi sorprenderà scoprire che il critico del New Yorker aveva ragione. Di certo, però, non vi sorprenderanno onestà intellettuale, franchezza e schiettezza che caratterizzeranno sempre Newman, il quale chiese pubblicamente scusa per la sua scadente interpretazione, acquistando un’intera pagina di un quotidiano nazionale. Due anni dopo, il suo Rocky Graziano – leggenda del ring negli anni ’40 – lo imporrà all’attenzione di pubblico e critica. È “Lassù qualcuno mi ama” (1956), firmato Robert Wise. Titolo profetico: più di qualcuno, infatti, comincerà ad amare Newman anche quaggiù. E non smetterà più.

Carriera stellare

Impossibile sintetizzare, senza falcidiarla, una carriera come quella di Newman: 56 film in 48 anni, con un’interminabile lista di titoli immortali come “La lunga estate calda” (1958), “La gatta sul tetto che scotta” (1958, nomination Oscar miglior attore), “Lo spaccone” (1961, nomination Oscar e Golden Globe miglior attore), “La dolce ala della giovinezza” (1962, nomination Golden Globe miglior attore), “Hud il selvaggio” (1963, nomination Oscar e Golden Globe miglior attore), “Intrigo a Stoccolma” (1963), “Il sipario strappato” (1966), “Nick mano fredda” (1967, nomination Oscar e Golden Globe miglior attore), “Butch Cassidy” (1969), “La stangata” (1973: che conquisterà 7 Oscar su 10 nomination), “Diritto di cronaca” (1981, nomination Oscar miglior attore), “Il verdetto” (1982, nomination Oscar e Golden Globe miglior attore), “Il colore dei soldi” (1986, Oscar come migliore attore e nomination ai Golden Globe) ed “Era mio padre” (2002), nomination come migliore attore non protagonista sia agli Oscar che ai Golden Globe.

Golden Globe alla regia

Newman - che sarà diretto da alcuni tra i registi che hanno fatto la storia del cinema mondiale (Otto Preminger, Alfred Hitchcock, George Roy Hill, John Huston, Robert Altman, Sydney Pollack, Sidney Lumet, Martin Scorsese, James Ivory, Joel ed Ethan Coen, Sam Mendes) - sarà a sua volta per cinque volte dietro la macchina da presa, vincendo addirittura un Golden Globe per la miglior regia con “La prima volta di Jennifer” (1969).

“Discreto pilota”

Il mondo dell'auto e il suo si incontrano a Indianapolis nel 1969. La scintilla scocca durante gli allenamenti alla Watkins Glen Racing School in preparazione delle riprese di “Indianapolis pista infernale”. Nel film (firmato James Goldstone) Newman interpreta Frank Capua, un pilota che – dopo mille vicissitudini personali e agonistiche – vince la 500 Miglia di Indianapolis. Alle riprese partecipano anche alcuni piloti professionisti: Bobby Unser (vincitore di tre 500 Miglia 1968, 1975, 1981 e di ben 13 edizioni della Pikes Peak International Hillclimb), Dan Gurney (87 GP in F1 tra il ’59 e il ’68: 4 vittorie, 19 podi, 3 pole) e Bobby Grim (a Indianapolis, senza interruzioni, dal ’59 al ’68; primo alla 100 miglia di Syracuse nel ’60). È anche grazie a loro che il nostro scopre il suo vero dono. “Sono stato un  attivo pugile – commenterà - un deludente giocatore di football, tennis e badminton, e anche un pessimo sciatore. Non ho mai avuto il dono della grazia nello sport. Poi un giorno mi sono detto: vuoi vedere che, invece, sono un discreto pilota?’”.

“Il primo vince”

All’inizio degli anni ’70 – dopo avere perfezionato la tecnica di guida con Bob Bondurant (9 GP in Formula 1 tra il ’65 e il ’66; istruttore anche di Clint Eastwood, Robert Wagner, James Garner, Tom Cruise e Nicolas Cage) – si prende lunghe pause dal set per dedicarsi alle corse. “Come attore – dichiara - cominciavo a sentirmi insoddisfatto. In parte perché lo facevo da tanto tempo e in parte perché le sceneggiature peggioravano sempre di più. Senza considerare che sono sempre stato un tipo molto competitivo ma quando reciti non c’è modo di competere. Non si possono fare paragoni tra uno che recita in una commedia e uno che recita in un film drammatico, né puoi dire che una performance sia migliore o peggiore di un’altra, anche perché magari una viene fuori da una sceneggiatura straordinaria e l’altra da uno scarabocchio che non dice assolutamente niente. Nelle corse, invece, non c’è discussione: il tipo che attraversa per primo la linea del traguardo è, senza alcun dubbio, il vincitore. È semplice”.

Secondo a Le Mans

Prime gare a inizio anni Settanta nel Campionato dello Sport Car Club of America, su Lotus Elan e Triumph TR6. Nel ’76 titolo D-Production e President's Cup, nel ’79 vince la C-Production, nel biennio ’85-’86 la GT1. Partecipa anche al Campionato Trans-Am, vincendo Brainerd (1982) e Lime Rock (1986). I risultati più prestigiosi, nelle gare di durata. Nel 1979 (a 54 anni!) divide secondo posto finale e vittoria di classe alla 24 Ore di Le Mans, con Dick Barbour e un fuoriclasse come Rolf Stommelen su Porsche 935. Corre 6 volte la 24 ore di Daytona. Quinto al debutto (1977: 52 anni) su Ferrari 365. Corre ancora nel ‘79, ’95 (terzo assoluto: 70 anni), 2000, 2004 e 2005 (80 anni!).

Le scuderie con Freeman e Hass

Guidare non basta: Newman diventa anche titolare di scuderia. Nel ’78, insieme a Bill Freeman, fonda il “Newman Freeman Racing" team, specializzato in Indy e Can-Am. Una partnership che attira molti piloti che diventeranno leggende. Un nome su tutti: Keke Rosberg, primo finlandese a vincere il Mondiale F1: 1982 su Williams. Nel ’79 la scuderia di Newman e Freeman si aggiudica il Can-Am Team Championship.

1983: nuova scuderia. Nasce la “Newman-Haas” con Carl Haas. Anche grazie a due ex campioni del mondo di Formula Uno come Mario Andretti (1978 su Lotus) e Nigel Mansell (1992 su Williams), la Newman-Haas diventerà uno dei più blasonati team automobilistici americani, vincendo, tra gli altri, ben 8 titoli Champ Car. Oggi il team corre in Formula 1.

L’ultima vittoria

"Lascerò le corse - aveva dichiarato - quando proverò imbarazzo di me stesso". Quell'imbarazzo, però, non arriverà mai. Nel maggio 2007 annuncerà, invece, il suo ritiro dal cinema. “Non sono più in grado di lavorare come attore al livello che vorrei - dichiarerà a Good Morning America. Cominci a perdere la memoria, la fiducia in te stesso, l’inventiva. Quindi è decisamente un libro chiuso per me."

Dall’auto, invece, non scenderà mai. Correrà per l’ultima volta nel settembre di quell'anno, a 82 anni. Sarà la sua ultima vittoria. Il tumore lo costringerà ai box un anno dopo. Il 21 febbraio 2009 – pochi mesi dopo la sua morte - verrà inserito nella Hall of Fame dello “Sport Car Club of America”. Niente male per uno che di professione faceva l’attore e che aveva cominciato a gareggiare a 47 anni.

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