Ultimo aggiornamento  14 novembre 2019 15:44

A lezione di mobilità condivisa.

Carlo Cimini ·

Diffondere la cultura e le buone pratiche di sostenibilità, sia all’interno che all’esterno degli Atenei. È una delle finalità della Rus, la Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile, a cui appartengono 61 istituti di studi superiori, pubblici e privati. Dal 2015 sono coinvolti 1 milione e 600mila studenti in tutta Italia, oltre a circa 250mila unità tra personale tecnico amministrativo e docente.

Chi studia non paga il biglietto

Ci dice Stefania Angelelli, coordinatrice nazionale e mobility manager dell'Università di Roma Tre: "Il nostro obiettivo, a livello nazionale, è rendere la mobilità sostenibile parte integrante del diritto allo studio. Attraverso un’indagine, abbiamo riscontrato che molti studenti non si recano all’università per l’eccessivo costo del trasporto pubblico, e quasi tutti sono pendolari. Questo li costringe o a non andare oppure, quelle volte in cui sono obbligati, a prendere l’auto. E si evidenzia un doppio danno: sia per la cultura e quindi per lo studio del singolo, sia per il traffico cittadino che in questo modo non diminuisce, con il conseguente aumento dell'inquinamento".

L'esempio di Catania

La Rus si pone come modello di "buona pratica" da estendere anche ad altri settori. Esiste uno scambio di soluzioni e proposte, condivise tra le varie sedi. L’ultimo esempio, in ordine cronologico, è quello dell’Università di Catania che ha ricevuto nel novembre del 2018 il premio "Ecosistema urbano" di Legambiente, per avere ottenuto - per tutti i 41mila iscritti - la tessera metrobus gratuita, con un grosso impegno finanziario. Il progetto si chiama "Chi studia, non paga il biglietto". "Nel giro di un mese - ci dice Angelelli - la quota dei ragazzi che ha utilizzato il trasporto pubblico (metro e bus navetta) è aumentata dal 20 al 48 percento".

Tutelare l'utente

Nella grandi città gli studenti sono molto più agevolati: "Esistono car e bike sharing e le università si stanno attrezzando per rendere fruibili questi servizi", prosegue la coordinatrice, "con la collaborazione dell’osservatorio della fondazione Edo Ronchi – ex ministro dell’Ambiente, che promuove la green economy e lo sviluppo sostenibile – stiamo cercando soluzioni ad alcune problematiche, tra cui l’assicurazione al momento che non copre gli utenti. Si sta aprendo un tavolo di discussione con l’Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) per tutelare innanzitutto il guidatore, e poi il veicolo. Per poter divulgare la sharing mobility dobbiamo essere certi delle coperture che abbiamo".

Roma Tre in elettrico

L'Università di Roma Tre si è votata completamente all’elettrico: "Tutti i mezzi sono a batteria, non solo la flotta del car sharing E-go in procinto di essere rinnovata. Anche nei capitolati delle gare d’appalto chiediamo esclusivamente auto a zero emissioni. In accordo con il Comune di Roma, l'anno scorso cinque mobility manager hanno portato avanti uno studio sul Tridente della Capitale in centro storico. E siamo riusciti anche a far installare delle rastrelliere sia a piazza San Silvestro che a piazza della Pilotta per permettere agli studenti della Pontificia Università Gregoriana - ma anche a chi lavora in zona - di raggiungere la destinazione in bici". Infine, proseguirà il programma #Mobilitré: un programma sulla web Radio di Roma Tre che affronta periodicamente i temi della mobilità sostenibile.

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