Ultimo aggiornamento  20 agosto 2019 01:41

Happy Days: le ruote del sogno americano.

Giuseppe Cesaro ·

Libera, giovane, spensierata, perennemente sorridente. È l’America appena uscita dalla guerra di Corea. E, prima di precipitare nell’incubo Vietnam, si gode il suo sogno. Un decennio d’oro – quello che lega mid-fifties e mid-sixties - celebrato da un altro decennio fortunato: 15 gennaio 1974 – 24 settembre 1984, quando l’ABC trasmette i 255 episodi di “Happy Days”. Giorni felici, appunto. Tanto nell’idealizzazione della finzione scenica, quanto nella realtà di una delle serie televisive più amate di sempre. Quarantacinque anni fa esatti andava in onda la prima puntata. Un’idea di Garry Marshall, sceneggiatore, attore, regista e produttore, nato a New York nel 1934 da una coppia di immigrati abruzzesi (il cognome del padre era Masciarelli). Marshall – scomparso in California nel 2016 a 81 anni - è stato ideatore anche di altre sit-com di successo, come “Laverne & Shirley” e “Mork & Mindy” (che lanciò Robin Williams) e regista di una ventina di film, tra i quali “Pretty Woman” (1990, che trasformò Julia Roberts in una star mondiale) e “Paura d'amare” (1991, con Al Pacino e Michelle Pfeiffer).

Happy family

Chi ha dimenticato il colorato e spumeggiante cocktail - rock in stile “American Graffiti”, “tribolazioni” e batticuori adolescenziali, umorismo mai fuori pentagramma e buoni sentimenti - che ruota intorno alle vicende della famiglia di Howard (Tom Bosley) e Marion (Marion Ross) Cunningham, di Milwaukee, Wisconsin (anche se la casa utilizzata per le riprese si trovava a Los Angeles)? Chi ha dimenticato i loro tre figli: Chuck (Gavan O'Herlihy), Joanie (Erin Moran), soprannominata “sottiletta” per la silhouette ancora troppo acerba, e “Richie”, interpretato da Ron Howard, bambino prodigio del cinema americano (esordì a soli 5 anni in un episodio della serie cult “Ai confini della realtà”)?

Oscar e F1

Il lentigginoso bravo ragazzo di allora è oggi un apprezzato e premiato regista. Al suo attivo 30 pellicole tra le quali “Apollo 13” (1995), “A Beautiful Mind” (2001, che gli è valsa ben 2 Oscar: miglior film e miglior regia), la trilogia tratta dai romanzi di Dan Brown – “Il codice da Vinci” (2006), “Angeli e demoni” (2009) e “Inferno” (2016) – e per la gioia degli appassionati del motor sport - “Rush” (2013), che racconta la spettacolare rivalità sportiva ma anche l’amicizia tra due giganti che infiammarono la Formula 1 negli anni Settanta: James Hunt e Niki Lauda. Nel film anche un piccolo cameo di Alex Zanardi, che interpreta un radiocronista al Gran Premio d’Italia del ’76, a Monza, che segnò il ritorno alla corse di Lauda, a sole sei settimane dal drammatico incidente del Nürburgring (1 agosto 1976).

Fonzie & Co.

Chi, infine, ha dimenticato il pittoresco e sconclusionato drappello di amici: il timido e pavido Ralph Malph (Donny Most, attore, doppiatore, disegnatore, umorista e cantante), il bello-ma-goffo Warren “Potsie” Weber (Anson Williams, attore e regista, tra l’altro nipote di Henry Heimlich, il medico che ideò la famosa manovra antisoffocamento) e, soprattutto, il meccanico e irresistibile latin-lover, Arthur Fonzarelli, detto "Fonzie" (Henry Winkler, attore, regista, produttore cinematografico e televisivo, scrittore)? Ciuffo alla Elvis Presley, “chiodo” di pelle alla Marlon Brando, atteggiamenti da James Dean, Fonzie (nato come personaggio secondario: nelle vesti del “bullo” del quartiere, avrebbe dovuto dare alla serie un tocco di realismo in più) divenne ben presto il più amato della serie, trasformandosi – grazie alle sue doti di paciere, consigliere e “giustiziere” – nell’affascinante fratello maggiore che tutti avrebbero voluto avere.

Bellezze a quattro ruote

Impossibile citare tutte le meraviglie a quattro e due ruote che costellano la serie, ma anche non ricordarne almeno qualcuna delle più affascinanti: Ford Model A, rossa (1930), Ford Model B Roadster 'Highboy' Hot Rod, verde smeraldo (1932), Ford V8, grigia metallizzata con motore anteriore scoperto (1933), Cadillac Series 62 Convertible Coupé (1940), De Soto De Luxe, blu (1946), Ford Super De Luxe Station Wagon, rossa (1948), Chevrolet Styleline De Luxe Convertible color crema (1949), Ford Crestline Sunliner cabrio, rossa (1953), con tanto di scritta “Love Bandit” su una fiancata, Chevrolet Bel Air bianca cabrio (1954), Packard Clipper Hardtop, rossa e nera (1955), De Soto Firedome berlina quattro porte, blu con tetto bianco (1956), Studebaker Lark Cruiser arancione (1962).

Ford “Hi-Boy” Roadster Pickup, 1929

Sei ruote, però, colpiscono in modo particolare: quattro di queste appartengono a una Ford del 1929, che, di fatto, rappresenta la fusione di due dei modelli da sempre preferiti dalla gioventù americana: hot-rod e pick up. Parliamo di un Ford “Hi-Boy” Roadster Pickup, del 1929 (nella serie tv in dotazione a Ralph Malph, il buontempone del gruppo) messo all’asta in Florida, esattamente un anno fa – ancora in condizioni sorprendenti, dopo 90 anni di più che onorato servizio - a un prezzo di partenza di 150mila dollari. Livrea giallo abbagliante, fiamme rosse sulle portiere all’altezza degli scarichi di due muscolari marmitte cromate, interni in pelle nera, cambio (3 rapporti) al volante, ruote anteriori più piccole coperte da parafanghi rossi e plancia autografata da alcuni dei protagonisti del cast.

Triumph Trophy TR5 Scrambler Custom, 1949

Le due ruote più affascinanti, invece, appartengono alla Triumph cavalcata da Fonzie: una Trophy TR5 Scrambler Custom del 1949. Cavalcata ma non guidata. Una delle curiosità più sorprendenti della serie, infatti, è il fatto che, nella realtà, Fonzie non sapeva guidare la moto. Lo ha raccontato lui stesso più volte: “Nei titoli di coda si vede che salgo sul vialetto di casa Cunningham.Quella è stata l'unica volta in cui ho mai guidato una moto, e non sapevo proprio come fare. Mi hanno detto: ‘Tranquillo: devi fare solo un paio di metri… noi siamo qui, tu dai un po’ di gas e…’ ma io – essendo dislessico - non avevo la minima idea di cosa dovevo girare, tirare, mollare… e così ho lanciato la moto a tavoletta: ho centrato il furgone del suono, ho quasi ammazzato il direttore della fotografia, ho lasciato andare la moto e sono scivolato sotto il furgone. Per prima cosa hanno tirato fuori la moto (perché la produzione l’aveva noleggiata), poi hanno tirato fuori me. ‘Stai bene?’ mi hanno chiesto. E poi mi hanno detto: ‘Non ti chiederemo mai più di fare una cosa del genere!’. E così per i dieci anni successivi, hanno messo me e la moto su una pedana e mi hanno trascinato!”

Non stava nella pelle

Di che moto si trattava? All’inizio erano soprattutto Harley (Knucklehead, Panhead o Sportster) ma erano troppo pesanti per Winkler e così la produzione decise di passare a qualcosa di più leggero e più facile da gestire e la scelta ricadde sulla Triumph. Ironia della sorte è proprio alla moto che si deve il look di Fonzie. Ciò che non tutti sanno, infatti, è che, all’inizio della serie, la produzione non voleva che Fonzie indossasse un giubbotto di pelle. “Non me lo lasciavano indossare – spiegherà lo stesso Winkler - perché la ABC temeva che il mio personaggio potesse essere associato alla criminalità. E così indossavo una giacca da golf McGregor: una era beige e l’altra color carne o qualcosa del genere…”.

Curiosamente, il semaforo verde al giubbotto arriverà a causa delle molte sequenze che vedono Fonzie seduto, in sella o anche semplicemente accanto a una moto. Il giubbotto di pelle faceva parte della dotazione di sicurezza di ogni buon centauro e, così, la produzione acconsentì a farglielo indossare. Un look che, puntata dopo puntata, entrò nell’immaginario collettivo americano al punto che, qualche anno fa, il giubbotto di pelle di Fonzie venne esposto in una teca del Museo di Storia Americana Smithsonian, nell’ambito di una mostra dedicata ai “Tesori Nazionali della Cultura Popolare”. “Heyyyy!”, avrebbe commentato lui, allargando le braccia e rivolgendo entrambi i pollici verso l’alto, in uno dei gesti più amati e imitati della storia della tv. 

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