Ultimo aggiornamento  22 settembre 2019 20:10

Elettriche e ibride in centro: il governo ci ripensa?

Marina Fanara ·

Dopo la levata di scudi di sindaci e associazioni, il sottosegretario Infrastrutture e trasporti, Michele Dell'Orco, si è detto disponibile a rivedere una norma della Legge di stabilità (art. 1 comma 103) nella quale si stabilisce l'obbligo per i Comuni di permettere il transito ai veicoli elettrici e ibridi nelle aree interdette al traffico delle città, ztl e zone pedonali. La norma - precisa il sottosegretario- non riguarda comunque e "in alcun modo il transito di veicoli nelle aree pedonali".

Sindaci in rivolta

Contro il provvedimento, che modifica l'articolo 7 del Codice della strada (al comma 9), si sono subito schierati i primi cittadini di Bologna, Milano, Torino e Roma che in una nota congiunta hanno chiesto un confronto con il governo per correggere al più presto la norma.

"Far entrare tutte le elettriche e ibride nelle aree pedonali e zone a traffico limitato", sottolineano i sindaci, "significa la presenza di migliaia di auto nelle piazze centrali dei centri storici delle nostre città in mezzo ai tavolini delle piazze, ai turisti o sotto i principali monumenti, solo perché ibride".

"Noi vogliamo incentivare l'elettrico", è l'appello dei sindaci, "e in tanti Comuni lo stiamo facendo con colonnine di ricarica, facilitazioni per la sosta, accesso a quelle zone dove vietiamo i veicoli inquinanti. Chiediamo però il massimo rispetto della sostenibilità e qualità urbana. In questo senso, accogliamo con favore la volontà del sottosegretario Dell'Orco di lavorare insieme al fine di rivedere la normativa in oggetto".

Spazio urbano a rischio

L'assurdità per i Comuni è legata soprattutto alla possibilità di permettere la circolazione alle auto, anche se elettriche e ibride, nelle zone dove è vietato il transito a tutti i veicoli, come le aree pedonali, a meno di deroghe speciali.

"La norma così come è scritta è una mostruosità", sottolinea la Fiab, la Federazione amici della bicicletta, "ci riporterebbe indietro di 50 anni, cancellando con due righe improvvisate i risultati raggiunti in decenni su mobilità sostenibile e tutela delle piazze e strade nelle città italiane. Il danno sarebbe enorme per abitanti, commercianti, turisti e monumenti e soprattutto per la sicurezza delle persone".

Sindaci e associazioni auspicano che il provvedimento sia frutto di un equivoco, forse un errore interpretativo da parte del legislatore, che va assolutamente cancellato per "evitare di riempire le città di migliaia di macchine in più, creando non solo problemi di inquinamento ma anche di congestione e sicurezza".

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