Ultimo aggiornamento  23 febbraio 2019 05:51

Harley Earl, due pinne simbolo di un’epoca.

Edoardo Nastri ·

Negli anni ’20 l’automobile era come un abito su misura. Chi era ricco acquistava solamente motore e telaio e li portava dal suo “sarto” di fiducia. Se abitavi a Hollywood l'artigiano in questione si chiamava Harley Earl.

Mr. Earl vestiva le più belle auto della collina più famosa della California, vere e proprie opere d’arte che sfilavano per le vie di Los Angeles con a bordo personaggi del calibro di Douglas Fairbanks, Mary Pickford e Fatty Arbuckle. I primi divi di Hollywood.

Modellatore di sogni 

Earl traduceva in forme i desideri dei suoi clienti, modellava sulla lamiera i loro sogni. Nel 1926 Alfred Sloan, presidente della General Motors, decise di ingaggiare il designer per dare una nuova personalità alle vetture della Casa di Detroit che fino ad allora avevano avuto linee e superfici troppo classiche. Tre mesi dopo la sua assunzione Earl aveva su un foglio il progetto della LaSalle, la nuova vettura destinata ai giovani americani in carriera.

Oltre l'Oceano 

Da quel momento in poi la matita di “Hollywood Harley”, com’era noto al tempo, definì la cifra stilistica di alcune delle più belle vetture del gruppo americano. Veri e propri miti. Dalla Chevrolet Bel Air del 1950, alla Corvette del ’53 alle Cadillac che sfilavano per le strade più famose d’America.

Le classiche pinne sulla coda delle sue vetture hanno superato l’Oceano e ispirato diversi designer dei tempi successivi. Come Tom Tjaarda, che negli anni ‘60 è riuscito a portarne un accenno sulla Fiat 124 Spider, attenuandola nella classica “coda di rondine”.  

Ispirazione aeronautica

Per quelle mastodontiche vetture disegnate tra gli anni ‘50 e gli anni ‘60, diventate il simbolo dell'America, Earl aveva preso ispirazione dall’aeronautica. In particolare dall’aereo da combattimento  P-38 Lightning del 1939, riconoscibile proprio per le due pinne del posteriore. Simbolo di tecnica, leggerezza e velocità. Le pinne erano diventate un vero e proprio marchio di fabbrica delle auto americane degli anni ’50. Earl era balbuziente e dislessico, ma ciò che faticava a esprimere con le parole prendeva forma nelle sue auto da sogno

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