Ultimo aggiornamento  21 gennaio 2019 06:05

BMW 2002 Turbo, tutta muscoli.

Massimo Tiberi ·

Cinque lettere scritte a rovescio sullo spoiler frontale che il guidatore dell’auto che precede può così leggere correttamente dallo specchietto retrovisore: una parola che all’epoca, siamo nel 1973, incute soggezione ed invita a dare strada. La parola è “Turbo” e la vettura che se ne fregia negli esemplari all’esordio è la versione più spinta della BMW 2002, il primo modello europeo di serie a utilizzare una scelta tecnica oggi di larghissimo impiego ma allora addirittura anticipatrice di quanto si diffonderà, di lì a poco, nel mondo delle competizioni, Formula 1 compresa.

Il momento, d’altra parte, non è dei più favorevoli alle alte prestazioni e ai conseguenti alti consumi, con la crisi energetica incombente, ma la casa bavarese, in controtendenza, presenta al Salone di Francoforte un oggetto tutto muscoli e potenza che comunque suscita interesse e stimola passione.

Anima da corsa

Sottolineature molto aggressive danno tono alla fisionomia della compatta berlina due porte a trazione posteriore, nata nel 1966 con i tratti originali ed eleganti dovuti a Giovanni Michelotti e qui rivista in chiave “hard” da Paul Bracq: parafanghi allargati, cerchi in lega corsaioli della Campagnolo optional, varie appendici aerodinamiche e le bande colorate (azzurro, blu e rosso) del reparto Motorsport BMW che percorrono la carrozzeria proposta nelle sole tinte bianco, nero e argento.  All’interno, sedili avvolgenti, volante a tre razze, strumentazione arricchita e non variano nella sostanza, rispetto alle sorelle “normali”, le misure di abitabilità e la capacità del bagagliaio.

Supera i 200 all'ora

A fare la differenza è l’elaborazione del motore quattro cilindri due litri monoalbero in testa ad iniezione che, grazie al turbocompressore KKK con pressione a 0,55 bar, offre ben 170 cavalli, tanti e in grado, considerando il peso dell’auto contenuto poco oltre i 1.000 chilogrammi, di far superare i 200 chilometri orari con accelerazioni violente (da 0 a 100 in 7 secondi). Invariato lo schema delle sospensioni a quattro ruote indipendenti, aggiunto un differenziale autobloccante, mentre sorprendentemente i freni a disco (ventilati) sono soltanto anteriori e il cambio a 5 marce è disponibile a richiesta.

Un complesso di caratteristiche che appagano i palati raffinati della guida ma che impegnano molto nell’uso, soprattutto per il ritardo di risposta del sistema di sovralimentazione e le brusche reazioni al comando dell’acceleratore: una “belva”, dunque, dalla grinta con pochi paragoni ma certo non facile da domare. Capostipite delle moderne, amatissime M3 e in generale delle BMW curate da Motorsport, la 2002 Turbo si limiterà ad accontentare, nella breve vita produttiva finita già nel 1974, meno di 1.700 clienti non disdegnando però le apparizioni in gara. Pochi gli esemplari venduti in Italia, dove il prezzo oltre i 5 milioni di lire era superiore di gran lunga a quello delle altre versioni della gamma, fra le quali le ottime "Ti" aspirate da 130 cavalli proposte anche con carrozzeria tre porte Touring.

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