Ultimo aggiornamento  17 settembre 2019 04:57

Fiat 1300 e 1500, medie vincenti.

Massimo Tiberi ·

Nella prima metà degli anni Sessanta hanno rappresentato l’auto media italiana per antonomasia, simbolo di una borghesia che stava consolidando il suo ruolo nella fase di crescita economica del Paese. Presentate nella primavera del 1961, le berline Fiat 1300/1500 rispondevano dunque a una crescente domanda di modelli dal tono e dai contenuti meno utilitari di una 1100 e in grado di non sfigurare neppure nei confronti delle vetture di fascia superiore.

In questo senso, il progetto della casa torinese, partorito dallo staff di Dante Giacosa, si uniformava alle emergenti tendenze europee e anticipava anche la concorrenza nazionale che, poco dopo, offrirà alternative come la Lancia Fulvia e l’Alfa Romeo Giulia.

Auto di successo

A prezzi più contenuti rispetto alle rivali, da 1.190mila a 1.265mila lire, le due Fiat, diverse soltanto nella cubatura del motore quattro cilindri derivato dal sei delle ammiraglie del marchio 1800/2100, incontreranno subito il favore del pubblico.

Il disegno della carrozzeria, dalle forme squadrate, doppi fari anteriori e con il caratteristico profilo cromato lungo l’intero perimetro, riprendeva i tratti, all’epoca generalmente apprezzati, dell’americana Chevrolet Corvair, mentre il luminoso abitacolo consentiva comoda sistemazione ai passeggeri, a fronte di poco più di 4 metri d’ingombro esterno. Gli allestimenti non erano al livello di una Lancia, ma comunque di pregio, con finiture di buona qualità, adeguata dotazione di accessori e una plancia con imbottiture di sicurezza.

Tecnologicamente avanzate

La meccanica, d’impostazione classica a trazione posteriore e retrotreno ad assale rigido, vantava comunque non poche prerogative, dai freni a disco anteriori (non li montavano neppure le prime Giulia) al cambio a quattro marce interamente sincronizzato con comando al volante. Le potenze, di 65 cavalli per la 1300 e 72 cavalli per la 1500, garantivano prestazioni piuttosto vivaci (140 e 150 chilometri orari le velocità massime raggiungibili), non sportive sui parametri delle tecnicamente più sofisticate Alfa Romeo ma in sintonia con il carattere più orientato al comfort delle berline Fiat.

2 milioni vendute

Già nell’autunno del 1961 la gamma si arricchisce delle versioni familiari con portellone posteriore e, nel 1962, il motore di cilindrata maggiore viene adottato per una variante semplificata delle 1800/2010, quella 1500 Lunga che piacerà molto a noleggiatori e tassisti. Un impiego che si estenderà poi a modelli più elitari e di temperamento, come la coupé GT di Ghia o le cabriolet e coupé di Pininfarina.

Nel 1964 la 1300 esce di scena per lasciare il campo ad una evoluzione della 1500, siglata C e oggetto di un restyling estetico, di un arricchimento negli equipaggiamenti e, soprattutto, di un allungamento del passo e delle dimensioni esterne a vantaggio dello spazio nell’abitacolo. Con l’occasione, inoltre, il motore guadagna 3 cavalli, permettendo così di sfiorare i 160 chilometri orari e di ridurre le distanze dalle avversarie milanesi.

La produzione cessa nel 1967, per lasciare il passo alla 124, più moderna ma dalla personalità più dimessa, e alla 125 di categoria superiore, che comunque proprio della 1500 C riprende il telaio di base. Notevole e di lungo periodo, d’altra parte, la diffusione sui mercati esteri dei modelli costruiti su licenza dalla Zastava in Jugoslavia, dalla Seat in Spagna, dalla Concord in Argentina e dalla Neckar in Germania, per un volume complessivo che avvicinerà i due milioni di unità.

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