Ultimo aggiornamento  22 agosto 2019 07:00

È qui la Fiesta?

Massimo Tiberi ·

“La spesa più grande mai sostenuta dalla Ford per la vettura più piccola mai costruita dal gruppo ”: l’autorevole giornalista francese Edouard Seidler sintetizzerà così il formidabile sforzo economico della “big” statunitense, tra la fine dei Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, per entrare con determinazione nel settore delle auto compatte di segmento B del mercato europeo.

Oltre un miliardo di dollari dell’epoca e una nuova fabbrica in Spagna, nei pressi di Valencia su un'area di 2,7 milioni di metri quadrati, sono il biglietto da visita della prima generazione della Fiesta, che debutta nel 1976 dopo una lunga e assai complessa fase di gestazione. Coinvolti nel progetto, battezzato “Bobcat”, lo staff americano di Dearborn e soprattutto, nel Vecchio Continente, i centri di Merkenich in Germania e di Dunton in Inghilterra, oltre alla carrozzeria Ghia di Torino, assorbita dalla Ford nel 1973, che avrà un ruolo decisivo nella elaborazione dello stile, con il contributo dei suoi designer di punta Tom Tijaarda e Paolo Martin.

La forte concorrenza

Impegno di assoluta necessità, d’altra parte, per il marchio dell’Ovale Blu, a fronte di una concorrenza già fortemente radicata in un settore diventato commercialmente strategico e che aveva visto il lancio, a partire dal 1971 e nell’arco di pochi anni, di modelli come la Fiat 127, la Renault 5, la Peugeot 104 e la Volkswagen Polo, realizzate seguendo il comune denominatore delle dimensioni intorno ai tre metri e mezzo di lunghezza, del corpo vettura a due volumi e della trazione anteriore. Andava affermandosi un concetto di piccola vettura lontana dai canoni tradizionali dell’utilitaria che non trovava riscontro nella Escort, alla base della gamma Ford, molto conservatrice nelle datate caratteristiche tecniche e di fatto non direttamente concorrente di questa emergente generazione dal crescente successo.

La Fiesta si uniforma dunque ai parametri delle rivali (per almeno un prototipo di studio verrà addirittura utilizzata la piattaforma della 127), mentre, per quanto riguarda l’estetica, viene scelta una forma semplice ed equilibrata, senza gli accenti trasgressivi della Fiat o della Renault ed è lo stesso Henry Ford II, nipote del fondatore e allora chairman del Gruppo, a scegliere il nome: popolare, orecchiabile e omaggio alla Spagna, sede produttiva.

Le soluzioni tecniche

Presentata nel maggio di quarantadue anni fa, la nuova auto è una tre porte, lunga 3,56 metri, che si distingue per le ampie superfici vetrate, per la buona abitabilità per quattro persone e per una certa cura costruttiva che la pone un gradino sopra alcune delle avversarie. Tre le varianti di allestimento, con al vertice quella firmata Ghia, e nella lista degli equipaggiamenti si segnalano accessori di tono per la sua classe, come il tetto apribile o i cerchi in lega.

Nella meccanica, si alternano soluzioni al passo con i tempi e più tradizionali: trazione anteriore e motore disposto trasversalmente con cambio a quattro marce, sospensioni anteriori tipo McPherson (schema che proprio la Ford aveva portato al debutto negli anni Cinquanta con le grandi Zephir e Zodiac) ma posteriori a ponte rigido (pur con barra Panhard), freni a disco anteriori e sterzo a cremagliera.

Due i quattro cilindri a benzina disponibili, non di primo pelo derivati dalla “rispettabile” famiglia Kent, con albero a camme laterale di 950 o 1.100 centimetri cubici e potenze di 45 e 53 cavalli. Unità senza ambizioni sportiveggianti ma che, grazie al peso ridotto della vettura (circa 700 chilogrammi) e alla buona aerodinamica (CX di 0,42) consentono prestazioni più che accettabili e consumi mai esagerati.

Il successo di pubblico

Arrivata un po’ in ritardo sul mercato, la Fiesta incontra però rapidamente i favori di un pubblico “interclassista” e, anche in Italia, è subito competitiva, con un prezzo d’attacco di 2.712.000 lire. Nel 1979 viene tagliato il traguardo del primo milione di unità costruite e nel 1978 è iniziata la commercializzazione negli Usa di una versione equipaggiata con un 1.600 catalizzato, mentre in Europa si è aggiunta intanto una variante S 1.300 più vivace, alla quale farà seguito nel 1981 la XR2 1.600 da 82 cavalli, antenata delle ST di oggi che raggiungeranno i 200.

Uno sviluppo continuo

Dal 1983, dalla seconda generazione in poi, la compatta Ford vivrà le fasi di un costante sviluppo, sempre in sintonia, e talvolta anticipando, le tendenze del suo settore. Le dimensioni cresceranno via via, fino agli oltre quattro metri di lunghezza della attuale settima serie, con la terza si aggiungeranno le versioni cinque porte e, con la quinta, si affiancherà un’antesignana delle piccole crossover, la Fusion. Nel design e negli equipaggiamenti, a lungo improntati alla sobrietà, la svolta verso toni dinamici e hi-tech si avrà con i modelli più recenti. In ambito tecnico, vanno ricordati il debutto dell’Abs nel 1989, prima fra le compatte, l’arrivo del diesel nel 1983, i raffinati quattro cilindri a benzina Zetec e poi i tre cilindri EcoBoost, avanzato punto di riferimento fra i 1.000 centimetri cubici  campioni del “downsizing”.

Oltre 17 milioni sono le Fiesta prodotte finora, un valore che ne fa un’erede della mitica T (15 milioni dal 1908 al 1927), la Ford “per tutti” che motorizzò gli Stati Uniti

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