Ultimo aggiornamento  19 aprile 2019 02:48

COP24: no al rapporto Onu sul clima.

Giovanni Barbero ·

Al COP24 - Conferenza mondiale sul clima in corso fino al 14 dicembre a Katowice, Polonia - il mondo è diviso. In attesa che l'arrivo dei ministri dei Paesi partecipanti dia il via libera alle decisioni finali, si è rischiato l'impasse sui contenuti del rapporto del Gruppo intergovernativo dell'Onu sul cambiamento climatico, rilasciato lo scorso ottobre.

Quattro Paesi con forti interessi sul mercato del petrolio, Russia, Stati Uniti, Arabia Saudita e Kuwait non hanno voluto inserire nel documento comune nessuna parola di accoglimento e sostegno del rapporto, creando una frattura all'interno della comunità.  

La situazione precipita

Nel volume in questione si delinea uno scenario estremamente più grave rispetto a quello consolidato con gli accordi di Parigi del 2015 (+1,5 gradi di temperatura entro il 2100 a causa dell'effetto serra, provocato soprattutto dalle emissioni derivanti dalla mobilità). Nel lungo periodo - in assenza di interventi radicali che favoriscano la diffusione di mezzi meno inquinanti - si paventa un aumento medio addirittura fino a 3 gradi.   

Lo studio era stato commissionato proprio a Parigi del 2015. Durante il COP24  di fronte alla presa di posizione dei Paesi ribelli, molti altri hanno espresso la loro preoccupazione rinnovando l’impegno a cambiare le cose con efficaci politiche ambientali. Per contenere il surriscaldamento globale entro gli 1,5 gradi, le emissioni di CO2 andrebbero ridotte del 45% entro il 2030.

Rabbia diffusa

"Siamo molto arrabbiati e riteniamo atroce che alcuni paesi trascurino i messaggi e le conseguenze che comportano, negando la necessità di agire su questo fronte", ha detto Yamide Dagnet del World Resources Institute e già membro della delegazione del Regno Unito: "Spero sinceramente che tutti i Paesi combatteranno per questo e che non chiuderemo la COP24 con un pericoloso nulla di fatto".

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