Ultimo aggiornamento  15 dicembre 2018 09:39

Traffico merci (in)sostenibile.

Marina Fanara ·

È difficile fare una stima precisa di quante siano le merci che si muovono nelle città italiane, anche perché fino agli anni 2000 la logistica urbana era considerata una questione tra privati, di natura strettamente commerciale.

Fenomeno fuori controllo

"Gli unici dati certi sono quelli dell'e-commerce, arrivato in Italia solo negli ultimi anni", ci dice Massimo Marciani, presidente del Freight Leaders Club, l'associazione degli operatori della logistica e trasporto merci, "oggi, gli acquisti on line, con arrivo della merce direttamente a domicilio, generano nel paese circa 21 milioni di consegne l'anno. Per una città come Roma significa, ogni giorno, 20-25 mila veicoli commerciali che girano per il centro, con ovvie ripercussioni su traffico e congestione".

"Il fenomeno va assolutamente governato a livello istituzionale", aggiunge Marciano, "ormai le amministrazioni locali se ne sono rese conto, sia per esigenze di tutela ambientale che per salvaguardare l'economia del territorio". 

Troppi vecchi diesel

A proposito di tutela ambientale, stando ai dati ACI, in Italia circolano 4.082.216 veicoli leggeri (portata fino a 3,5 tonnellate e immatricolati come autocarri). Sono quelli prevalentemente impiegati per il cosiddetto "ultimo miglio", tipico delle città. Quasi tutti questi furgoni sono diesel (3.720.977, per la precisione) e, ben oltre la metà, sono pure tra i più vecchi e inquinanti (2.315.199 mezzi da Euro 3 in giù e di questi ben 734.971 appartengono addirittura alla categoria Euro 0).

I più datati di questi diesel ormai non possono più circolare in molte città, mentre in altre più esposte all'inquinamento, pure i diesel Euro 4 rischiano di rimanere fermi durante i picchi dello smog.

L'esercito del conto proprio

"Occorre fare alcune precisazioni", sottolinea il presidente del Freight Leaders Club, "l'80% di questi mezzi appartiene al conto proprio (ovvero, a commercianti, artigiani, ecc... che trasportano direttamente i propri prodotti, senza passare per un trasportatore esterno, ndr). "Ma attenzione, il conto proprio movimenta solo il 20% delle merci, il restante 80% viene coperto dai trasportatori professionisti, in conto terzi, che posseggono solo il 20% del totale veicoli circolanti, per lo più di ultima generazione, quasi tutti Euro 5 o 6 e molti elettrici". 

Torino e Milano: modelli vincenti

Per rendere meno impattante e più efficiente la logistica delle merci, argomento che a pieno titolo rientra nel Piani urbani di mobilità sostenibile, molti comuni italiani hanno cominciato ad attrezzarsi. Uno di questi è Torino: dal 2015, l'Amministrazione ha deciso di concedere il transito, dalle ore 6 alle 24 (anziché negli orari 10,30-12 e 15-16,30), a tutti i mezzi almeno Euro 5 e dotati di un sistema di localizzazione. A questi veicoli è concesso anche l'utilizzo senza limiti delle aree di carico/scarico e delle preferenziali dei bus. Di recente, si è accodata anche Milano: i veicoli elettrici possono circolare in area C anche negli orari vietati al trasporto merci (dalle ore 8 alle 10).

Incentivi, non divieti

"Ora chiediamo ai Comuni di adottare queste buone pratiche", conclude Marciani, "e di armonizzare le regole d'accesso in centro in modo da favorire gli operatori che investono nella mobilità sostenibile, a cominciare dall'acquisto di veicoli ecologici, ma rispettando comunque la massima neutralità tecnologica: ogni città è libera di puntare sull'elettrico, l'idrogeno o il biometano. L'importante è che le merci siano a impatto zero".

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