Ultimo aggiornamento  15 dicembre 2018 10:19

Auto, pene più severe per l'uso del cellulare.

Marina Fanara ·

"Quasi 3.500 morti sulle strade sono troppi: dobbiamo correre ai ripari, al più presto". Michele Dell'Orco, sottosegretario Infrastrutture e trasporti, ci anticipa alcuni interventi proposti dal governo per abbattere gli incidenti: giro di vite sul cellulare alla guida, interventi ad hoc per gli utenti deboli e obbligo per tutti gli enti locali di destinare il 50% dei proventi delle multe a interventi per la sicurezza.

Riforma urgente in parlamento

L'obiettivo? "È quello fissato da Bruxelles: entro il 2020, 50% dei morti in meno rispetto al 2010. Non riusciremo a centrarlo. Anzi, assistiamo a una pericolosa tendenza al rialzo delle vittime. Per questo è urgente intervenire".

Le nuove misure sono contenute in un disegno di legge di modifica al Codice della strada, a firma Movimento 5 stelle e condiviso dal governo, appena depositato alla Camera per l'avvio dell'esame parlamentare: "Trattandosi di interventi su cui c'è ampia convergenza, almeno nella maggioranza, confidiamo in una rapida approvazione", sottolinea il sottosegretario, "così come è successo con i seggiolini anti abbandono dei bambini".

Cellulare: fino a 3 mesi senza patente

Cominciano dall'uso dello smartphone: "Basta chattare, mandare sms, navigare o semplicemente parlare al cellulare senza auricolari: la modifica da noi proposta all'articolo 173 del Codice della strada prevede sospensione della patente da uno a tre mesi già alla prima infrazione. E se poi si sbaglia una seconda volta nell'arco dei due anni, il periodo di sospensione raddoppia, da tre a sei mesi, così come la multa potrebbe lievitare da un minimo di circa 320 euro a un massimo di 1.292".

Ricordiamo che la norma attuale per chi non rispetta le regole sul cellulare prevede una multa che varia da 161 a 646 euro, la perdita di 5 punti dalla patente e la sospensione della licenza di guida (da uno a tre mesi) ma solo in caso di recidiva.

Controlli: più agenti sulle strade

Pugno duro, ma anche certezza della pena. "Non possiamo transigere su quella che ormai è diventata una delle principali cause d'incidente", sostiene Dell'Orco, "il concetto è chiaro: non basta inasprire le sanzioni, servono controlli a tappeto contro l'uso irresponsabile dello smartphone. Abbiamo firmato un protocollo con Polizia e ministero dell'Interno per fare in modo che ci siano più agenti sulle strade".

Al semaforo, prima i ciclisti

Altro cavallo di battaglia per la riforma del Codice è una maggiore tutela dei ciclisti: "Nei paesi in cui l'uso della bici, non solo è molto diffuso, ma anche più tutelato", spiega Dell'Orco, "sono stati realizzati spazi ad hoc ai semafori in modo che al rosso possano stazionare davanti alla linea d'arresto e così, allo scattare del verde, non rischiano di essere travolti dai veicoli a motore: imporremo anche noi questo sistema, è una questione di sicurezza e di civiltà in linea con le nuove esigenze di mobilità sostenibile".

Regole certe per le moto a batteria

A proposito di mobilità sostenibile: "Il Codice della strada deve prevedere regole ad hoc per favorire la circolazione dei veicoli ecologici". Oltre alle bici, anche le moto elettriche sono in difficoltà con le norme attuali. "Per esempio, non esistono disposizioni precise sulla loro circolazione in autostrada, nel senso che non è vietato il loro ingresso ai caselli, ma neanche ammesso espressamente. In caso di incidente, potrebbero sorgere contenziosi con l'assicurazione. Quindi, dobbiamo inserire una norma che regolarizzi il transito delle due ruote a batteria".

Comuni: un registro on line per le multe

Passiamo al capitolo spinoso dei proventi delle multe: dove finiscono i soldi incassati dai comuni che dovrebbero essere spesi almeno per la metà per migliorare la sicurezza sulle strade? "Il problema è che molti enti locali su questo fanno orecchie da mercante, da sempre", sottolinea Dell'Orco, "come se non bastasse, durante il governo Gentiloni nella manovrina è stata disposta una deroga per le città metropolitane per gli anni 2017 e 2018".

"Ovviamente, non intendiamo prorogare questa disposizione per gli anni a venire", sottolinea il sottosegretario, "in più, istituiremo un registro pubblico presso il ministero dei Trasporti dove verranno riportati tutti i rendiconti, comune per comune, sull'entità e su come vengono spesi i soldi che incassano dalle contravvenzioni dei cittadini. Il Codice lo prevede, ma sappiamo che anche questa regola è stata ampiamente disattesa e non c'è stato alcun controllo. È ora di cambiare".

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