Ultimo aggiornamento  15 dicembre 2018 10:30

Triumph Dolomite, potenza all'inglese.

Massimo Tiberi ·

Oggi un motore a quattro valvole per cilindro rappresenta la normalità, offrendo una prerogativa tecnica ormai assolutamente scontata. Ancora all’inizio degli anni Settanta, però, questa scelta era riservata praticamente soltanto ad una ristretta élite di auto di stampo agonistico, fino all’arrivo sul mercato della Triumph Dolomite Sprint, espressione di un marchio, appartenente alla galassia British Leyland, non indifferente a soluzioni anticonformiste.

Salotto a 4 ruote

Nell’aspetto, la prima sedici valvole di gran serie, che debutta nel 1973, è tutt’altro che al di fuori degli schemi tradizionali: una berlina tre volumi quattro porte e poco più di quattro metri di lunghezza, derivata dalla 1300 del 1966, che deve allo stilista italiano Giovanni Michelotti la sua classica eleganza. All’esterno, connotati sportivi sono il tetto e i montanti posteriori rivestiti in vinile nero, i cerchi in lega con pneumatici larghi, il doppio tubo di scarico e lo spoiler sotto il paraurti anteriore, oltre a tinte piuttosto vivaci per la carrozzeria.

All’interno, gli allestimenti sono quelli tipici, da “salotto buono”, delle inglesi di fascia superiore, con plancia e portiere rifinite in legno, sedili rivestiti in velluto e tappeti in moquette, volante regolabile con corona in pelle. Neppure comfort e funzionalità sono trascurati: lo spazio per i passeggeri è più che sufficiente e anche il vano bagagli ha una buona capienza.

Potenza notevole

Ma è naturalmente il nuovo quattro cilindri due litri, progettato da Charles Spencer King, già fra i padri della Range Rover, a valorizzare in modo esclusivo la Sprint nei confronti della più convenzionale Dolomite 1.850. Grazie alla distribuzione plurivalvole il raffinato motore Triumph, monoalbero e con due carburatori, vanta la notevole potenza di 129 cavalli, un ottimo biglietto da visita per misurarsi con avversarie contemporanee dal forte temperamento come l’Alfa Romeo Alfetta o la Bmw 2002. Nella norma le altre caratteristiche meccaniche di base, dallo schema a trazione posteriore al retrotreno ad assale rigido, dallo sterzo a cremagliera ai freni a disco solo anteriori, mentre il cambio a quattro rapporti può, a richiesta, montare un overdrive su terza e quarta marcia (optional anche un automatico).

Veloce e potente

Con una velocità di punta superiore ai 190 chilometri orari e un’accelerazione da 0 a 100 in circa 8 secondi, la Sprint si colloca ai vertici della categoria in fatto di prestazioni, a prezzi per giunta competitivi (in Italia 2.950.000 lire con overdrive, in confronto ai tre abbondanti dell’Alfetta e della Bmw). Non mancano neppure discreti risultati sui campi di gara, ma il 16 valvole nell’uso corrente non è un campione di affidabilità e la guida della vettura, sopatttutto sul bagnato e lo sconnesso, è abbastanza impegnativa. Pochi gli interventi nel corso della vita produttiva, limitati ad un minimo restyling e a qualche miglioramento nelle dotazioni di accessori per sottolineare la posizione al vertice della gamma Dolomite che intanto, a partire dal 1976, si è arricchita di modelli con motori 1.300 e 1.500.  La carriera di questa interessante berlina sportiva britannica termina nel 1980, a quota 23mila esemplari costruiti: non proprio un successo a fronte di un importante primato che comunque intenditori, e collezionisti, non hanno dimenticato. 

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