Ultimo aggiornamento  15 dicembre 2018 11:19

ACI, tutte le strade portano a Genova.

Redazione ·

Genova è il teatro della 73esima edizione della Conferenza del Traffico e della Circolazione organizzata dall'Automobile Club d'Italia e che quest'anno punta la propria attenzione sulla situazione della rete viaria secondaria nazionale (strade statali, provinciali e rete regionale). 

Per l 'occasione è stato presentato uno studio realizzato dalla Fondazione Caracciolo-centro studi ACI dal titolo: "Il recupero dell'arretrato manutentorio della rete viaria secondaria". L'analisi è stata condotta insieme al Dipartimento di ingegneria dell'Università degli Studi di Roma Tre. 

"Abbiamo scelto Genova - ha detto nel suo intervento il presidente dell'ACI Angelo Sticchi Damiani - come simbolo della necessità di ripartire, sia qui che altrove in Italia. Si sa come la vita di una infrastruttura sia mediamente di 50 anni. Questo Paese ha costruito e bene negli anni ‘60 e ‘70 ma adesso il tempo sta scadendo". Poi ha annunciato un nuovo impegno: "Abbiamo scelto come ACI di aiutare Genova non solo venendo qui a parlare di infrastrutture ma anche in modo pratico. Rafforzeremo a breve il servizio di car sharing elettrico GirACI. Siano convinti che questo passo aiuterà anche ad affrontare il problema dell’inquinamento, che si è aggravato dopo il crollo del ponte Morandi".

Eredità di pregio

L'analisi della Fondazione Caracciolo prende il via dall'esame delle infrastrutture stradali secondarie che - visti tempi nei quali è avvenuta la loro realizzazione e soprattutto tenendo conto della difficile orografia del nostro Paese - sono considerate delle "opere d'arte".

Questa eredità di pregio, con una rete viaria extraurbana complessiva di oltre 183mila chilometri tra autostrade, rete Anas e vie provinciali e regionali, necessita evidentemente di interventi complessi e costosi, che dovrebbero essere interessati da investimenti cospicui e crescenti. E invece, si legge nelle pagine dello studio dibattuto a Genova, gli stessi Enti gestori si trovano a dover affrontare una scarsa conoscenza della consistenza del parco viario affidatogli, con grave sottostima dei fabbisogni effettivi. 

Mancano 5,6 miliardi di euro l'anno

Il punto dolente è quello degli investimenti. Secondo il metodo quali-quantitativo messo a punto dal Dipartimento di ingegneria dell'ateneo di Roma Tre, il fabbisogno standard  per la manutenzione di questa rete è di 6,1 miliardi di euro ogni anno, ripartiti tra interventi straordinari (4,4 miliardi) e ordinari (1,7 miliardi). In pratica servirebbero 46mila euro all'anno per chilometro. 

Nei prossimi anni gli stanziamenti previsti sono fermi a 0,5 miliardi ogni dodici mesi. L'analisi della situazione nell'ultimo decennio evidenzia come il ritardo accumulato raggiunga la cifra di 42 miliardi di euro. Lo sforzo economico necessario a risolvere la questione, i 5,6 miliardi di euro l'anno che dovrebbero essere investiti in più, potrebbe valere, secondo lo studio, la crescita di 1 punto percentuale del prodotto interno lordo. Non solo, la piena attuazione di un programma ambizioso di investimento sulle infrastrutture comporterebbe una crescita occupazione stimata in 120, 130 mila posti di lavoro, aumentando del 3/4% il livello.

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