Ultimo aggiornamento  15 dicembre 2018 10:25

Mobilità sostenibile, modello Roma Tre.

Carlo Cimini ·

Le università hanno diverse missioni da compiere. Dall’insegnamento, che provvede alla formazione di nuove figure professionali da inserire nel mondo del lavoro, alla ricerca scientifica. Per definizione, con il terzo mandato hanno il dovere di favorire, valorizzare e trasferire la conoscenza per contribuire allo sviluppo culturale delle nuove generazioni e della società civile. Un modello da promuovere è senza dubbio quello della mobilità sostenibile e l’Università di Roma Tre è stata (ed è) tra le prime in Italia a occuparsene in maniera attiva.

Ne abbiamo parlato con Stefano Carrese, professore del Dipartimento di ingegneria dell’Università di Roma Tre, nonché delegato del rettore per la mobilità sostenibile.

Dalla teoria alla pratica

L'ufficio mobility manager è la parte operativa che si occupa di mobilità sostenibile: "Questa divisione - oltre a essere dedicata a 30mila studenti di Roma Tre - ricopre un ruolo di coordinamento a livello nazionale fra i dirigenti accademici preposti negli spostamenti da e per l'università - e non solo - a cui partecipano 58 atenei italiani (da Trento a Catania), per un totale di un milione e mezzo di ragazzi. Le migliori iniziative vengono distribuite all’interno di questa attività e riproposte adattandole di volta in volta alla specifica realtà locale", ci spiega Carrese.

Progetto Roma Tre

"Il nostro car sharing elettrico è stato sviluppato circa due anni fa insieme a Enel, in maniera autonoma e senza finanziamenti esterni. Il servizio è composto da una flotta di 30 auto a batteria, 20 Twizy e 10 Zoe di Renault, riservato esclusivamente a studenti, dipendenti e professori dell’università. È un progetto che ha portato anche 28 colonnine con doppia possibilità di ricarica dentro 4 dei 12 dipartimenti dell’ateneo di Roma Tre".

"Attualmente il progetto è in fase di ridefinizione. In due anni il mondo della mobilità elettrica è notevolmente cambiato. A oggi stiamo puntando all'integrazione con il piano di espansione della mobilità elettrica di Roma Capitale per installare così nuove colonnine e potenziare le infrastrutture esistenti".

Come risponde lo studente

"Alcuni studenti del nostro ateneo utilizzano il car sharing. Questo perché i dipartimenti di Roma Tre sono distanti uno dall'altro. Logisticamente ci differenziamo rispetto a La Sapienza e Tor Vergata: la prima si sviluppa, almeno per la maggior parte, all’interno della stessa area, la seconda è posta al di fuori del Raccordo Anulare".

Piace senza timori di sorta: "La paura di rimanere fermi con la batteria scarica non sussiste. E' un pregiudizio: con il 100% della ricarica ormai si fanno più di 100 chilometri in elettrico che in città sono sufficienti per circolare in totale serenità visto che lo spostamento medio è di 5 chilometri e la durata di utilizzo solitamente si attesta attorno ai 20 minuti".

Qual è l'insidia?

"I problemi della condivisione sono altri", continua Carrese. "La vera questione è il parcheggio, soprattutto in città come Roma. Che l'auto sia a batteria, autonoma o di altra natura, non fa differenza. Roma Tre ha posti riservati per chi usufruisce del car sharing elettrico universitario. Se l'utente si occupa di ricaricare la vettura ha anche 5 minuti in omaggio sulla tariffa. L'obiettivo è anche quello di formare lo studente - soprattutto il 19enne neo patentato - e metterlo a conoscenza di tutti i sistemi di trasporto, anche condiviso".

Non solo auto

A Roma Tre anche le biciclette con pedalata assistita hanno seguito lo stesso percorso delle auto elettriche, ma il piano si è temporaneamente bloccato ed è durato solo un anno e mezzo: "Nel 2012 abbiamo portato avanti un progetto molto interessante con Enel chiamato ELEbici. Per verificare l’utilizzo della due ruote nello spostamento casa/università abbiamo assegnato 30 bici ad altrettanti studenti (10 a ingegneria, 10 a economia e 10 ad architettura) con cui hanno percorso 14mila chilometri in 18 mesi. Il test ha dimostrato che questi mezzi si possono utilizzare al posto degli scooter col grande vantaggio di non inquinare e di ricaricarsi come uno smartphone".

"All'epoca le bici erano poco prestazionali, con batterie al piombo e non al litio. Purtroppo a oggi non abbiamo più un servizio di bike sharing ma siamo comunque aperti e disponibili a un nuovo esperimento. Quello che conta è il percorso più che la distanza. Pedalare deve essere un piacere ma se non ci sono le infrastrutture è tutto più difficile. Penso, ad esempio, a chi deve attraversare arterie molto trafficate come la Cristoforo Colombo". 

A lezione di smart mobility

"Nel mio corso di Tecnica ed Economia dei Trasporti consiglio gli studenti di monitorare gli spostamenti casa/università in modi diversi: è giusto sperimentare, oltre al trasporto privato e pubblico, la smart mobility, valutando prezzi, tempi e altre variabili. Infatti uno dei problemi che rallenta l'approccio alla mobilità sostenibile è il cambiamento di abitudini. Il nostro progetto di car sharing ne è la dimostrazione: non basta realizzare infrastrutture e servizi, ma si deve saper cogliere l’esigenza per non trasformarlo in un sacrificio".

Passaparola alla radio

"Una trasmissione sulla mobilità sostenibile in una web radio universitaria (Roma Tre Radio) ci sembrava il modo migliore per divulgare il tema. Per questo motivo è nata #Mobilitré: 6 appuntamenti, tutti i mercoledì dalle 14. Abbiamo raccolto progetti, storie e tante iniziative che finora erano rimaste nel cassetto. È fondamentale far capire che la mobilità sostenibile è fatta di scelte e di persone. Il ruolo di conduttore non lo reputo così diverso rispetto a quello di professore, anzi direi che è perfettamente conciliabile. A fare la differenza è l'ambiente dove si opera, lo studio di registrazione invece dell'aula". 

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